Utifar
N7 | NUOVO COLLEGAMENTO 2025
L’altro giorno mi è capitato di trovarmi, con il mio smartphone, all’interno dell’app di Amazon. Per curiosità, nel motore di ricerca ho scritto la parola “farmacia” e, come per incanto, mi sono apparsi una serie di integratori a me molto cari, visto che sono ormai anni che li consiglio ai miei clienti, ne studio le proprietà nei corsi di formazione e li espongo in farmacia nella maniera più opportuna affinché abbiano la visibilità che meritano.
Non mi sono, più di tanto, soffermato a prestare particolare attenzione ai prezzi praticati da Amazon, dando per scontato che fossero più competitivi e allettanti per il grande pubblico di quelli che applica la mia farmacia.
A questo ormai ci siamo abituati e fa parte delle cose.
Ció che invece mi ha davvero sorpreso è stato trovare confezioni di prodotti in formato differente da quello presente nelle farmacie. Stesso prodotto, confezione più grande, per garantire al pubblico un maggior risparmio (o forse all’azienda un maggiore sell out). In alto, nel riquadro del prodotto, la scritta “esclusiva Amazon” con tanto di logo elegante e patinato.
C’è qualcosa di paradossale in tutto ciò.
Abbiamo aiutato quelle aziende a crescere, le abbiamo sostenute nei consigli al banco, nei corsi ECM, nelle campagne di informazione al pubblico. Abbiamo spiegato ai clienti perché quel magnesio “si assorbe meglio”, perché quei fermenti “sono microincapsulati”, perché quella linea “ha uno studio clinico alle spalle”.
E ora, dopo anni di lavoro invisibile, le stesse aziende che hanno costruito la loro credibilità attraverso la rete delle farmacie scoprono, improvvisamente, il formato “30 flaconcini” o il “pack risparmio” e lo rendono disponibile solo su piattaforme di commercio online che nulla hanno a vedere con la farmacia. Un colpo ben assestato, inferto alle nostre spalle, perché a rendere appetibili quei marchi al grande pubblico siamo stati proprio noi, ogni giorno, dietro il banco.
Le aziende, dal canto loro, si giustificano parlando di “strategie multicanale”, di “target differenziati”, di “ottimizzazione della visibilità”. Ma la realtà è meno elegante: si tratta di una scorrettezza relazionale nei confronti di un canale - la farmacia - che per decenni ha rappresentato il baluardo della qualità, della sicurezza e della professionalità nel consiglio.
Chi oggi vende integratori in formati convenienza e in “esclusiva Amazon” dovrebbe ricordare che il valore di quei prodotti nasce non dal marketing digitale, ma dalla fiducia costruita giorno dopo giorno grazie ai farmacisti.
Forse dovrebbe chiedere la collaborazione dei farmacisti per studiare insieme nuove strategie di mercato, anziché scavalcarli in maniera silente.
C’è anche un’ironia sottile in tutto questo. Le aziende ci chiedono gratuitamente i dati di vendita e di consumo, e in cambio ci restituiscono elaborazioni “aggregate” che mettono la nostra farmacia a confronto con quelle del territorio. Peccato che nei grafici manchi sempre una voce: quella dei nuovi mercati che loro stesse hanno scelto di privilegiare.
Ho sempre creduto che tutti noi - produttori, distributori, farmacisti - fossimo parte dello stesso equipaggio, impegnati a mantenere la rotta comune della salute. Qualcuno mi diceva che ero ingenuo a pensarlo. Non vorrei dovergli dare ragione: preferisco credere che si possa ancora remare insieme, nella stessa direzione.
Mi auguro che questa mia visione possa, nel prossimo anno, diventare una visione condivisa, perché solo così la farmacia potrà continuare a essere il luogo dove fiducia e competenza camminano nella stessa direzione.




