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CONSAPEVOLI. MA POCO ATTIVI

Tra consapevolezza e realtà: un divario che pesa
CONSAPEVOLI. MA POCO ATTIVI
Il rapporto tra gli italiani e le loro aspirazioni per una vita sana è stato al centro dello “STADA Health Report 2025”, un’indagine condotta da Human8 per conto del Gruppo STADA, presentato alla stampa lo scorso 30 settembre a Milano. Il report ha esplorato comportamenti, percezioni e ostacoli legati alla salute, rivelando un forte divario tra consapevolezza e azione nel seguire uno stile di vita sano. Il documento ha inoltre messo in luce criticità legate alla prevenzione, all’accesso alle cure e alla salute mentale, offrendo una base solida per riflettere sul ruolo chiave della farmacia nella promozione della salute pubblica. Un utile spunto per riflettere su cosa possiamo fare per aiutare i cittadini a colmare il divario tra le intenzioni e i comportamenti quotidiani legati allo stile di vita.

Sappiamo bene cosa significa vivere in modo sano: il 98% degli Italiani dichiara di riconoscere l’importanza di uno stile di vita equilibrato. 
Ma solo 6 su 10 riescono davvero ad adottarlo. Il resto - un 40% che non riesce a tenere fede ai propri buoni propositi - si perde tra mancanza di motivazione, poco tempo, problemi economici e un malessere psicologico sempre più diffuso.
È il paradosso della salute del nostro tempo, fotografato con precisione chirurgica dallo STADA Health Report 2025, che quest’anno ha coinvolto oltre 2.000 cittadini italiani. 
Un’indagine ampia, trasversale, che ci invita a smettere di raccontarci solo storie rassicuranti: oggi, essere informati non basta più. Serve agire. 
E chi lavora ogni giorno in farmacia, a contatto con i cittadini, lo sa bene.

Tra consapevolezza e realtà: un divario che pesa
Il Report presentato da EG STADA Group a Milano ha messo quindi in luce un nodo davvero critico: il gap tra ciò che gli Italiani sanno di dover fare e ciò che fanno realmente. Mentre cresce l’adesione ai programmi di screening – si è passati dal 57% nel 2023 al 68% nel 2025 – un terzo della popolazione continua a non sottoporsi a nessun controllo medico. In molti casi non si tratta di rifiuto, ma di ostacoli concreti che ben conosciamo: costi troppo alti (28%), disinformazione (24%), difficoltà di accesso (20%). In parallelo, emerge un disagio più silenzioso ma altrettanto determinante: la fragilità psicologica. Questo aspetto è determinante visto che, come emerge dall’indagine, un italiano su tre fatica a prendersi cura di sé anche a causa di stress, solitudine, precarietà economica. Altro dato di grande interesse è che il 30% di coloro che hanno problemi psichici ne è consapevole e li affronta apertamente, ma solo l’8% accede a un supporto terapeutico. Anche in questo caso, molti rinunciano per ragioni economiche (58%) o per diffidenza verso l’efficacia delle cure (19%).

Farmacisti, sentinelle sul territorio
In questo scenario complesso, la figura del farmacista emerge con forza come punto di riferimento per la salute pubblica. Lo conferma anche il Report: il 58% degli Italiani si affida regolarmente al farmacista, accanto al medico di medicina generale. Una fiducia che chi lavora sul campo avverte ogni giorno, e che rappresenta una leva decisiva per colmare il gap tra informazione e prevenzione.
La farmacia è spesso il primo presidio di ascolto, soprattutto per chi ha meno accesso a servizi specialistici o vive in territori a bassa densità sanitaria. È qui che le persone fanno domande, cercano risposte, chiedono consiglio. E proprio qui, in quel contesto di prossimità e di fiducia, è possibile intercettare segnali deboli, suggerire percorsi di prevenzione, stimolare piccoli cambiamenti concreti nello stile di vita.

Prevenzione: c’è ancora tanto da fare
Nonostante i segnali positivi, come l’aumento degli screening, il fronte della prevenzione rimane fragile. Soprattutto tra chi ha meno strumenti, meno tempo o meno forza psicologica per agire. Ecco allora che la farmacia può diventare non solo un luogo di accesso a farmaci e consigli, ma anche un hub informativo e motivazionale: orientare verso i controlli giusti, promuovere campagne di prevenzione, collaborare con medici e psicologi del territorio.
La sfida è culturale, ma anche operativa: serve fare rete, usare meglio i dati, costruire percorsi di educazione alla salute che siano realistici, praticabili, accessibili a tutti. Il farmacista ha tutte le carte in regola per essere attivatore di questi processi. Non si tratta solo di fornire soluzioni, ma di stimolare domande, accompagnare scelte, accorciare le distanze tra la consapevolezza e l’azione.

Tecnologia, sì. Ma senza perdere il volto umano
Il Report evidenzia anche una crescente apertura verso le tecnologie digitali in sanità. Il 43% degli Italiani si dichiara pronto a rivolgersi all’intelligenza artificiale per un consulto medico, attratto dalla disponibilità 24/7 e dal risparmio di tempo. Ma attenzione: quasi metà del campione (48%) sottolinea l’importanza del fattore umano nell’assistenza sanitaria.
È un messaggio chiaro: innovazione sì, ma senza sacrificare il valore del contatto personale. E qui la farmacia può giocare un ruolo chiave come ponte tra tecnologia e relazione, tra automazione e ascolto. Affiancare servizi digitali a una presenza fisica empatica e competente è la sfida del presente - non del futuro.
Lo STADA Health Report 2025 ci consegna quindi una fotografia dettagliata ma inquieta: siamo informati, consapevoli, in parte attivi. Ma ancora troppo spesso bloccati da ostacoli reali o percepiti. Per superare questa stasi, servono alleanze forti tra tutti gli attori della salute. La farmacia è già parte di questa rete. Ma può fare ancora di più.
Essere farmacisti oggi non significa solo dispensare farmaci: significa ascoltare, orientare, motivare, prevenire. Significa accompagnare le persone nel difficile passaggio tra il sapere e il fare. In un’Italia che vuole essere più sana, più equa e più preparata, la farmacia può - e deve - essere un motore di cambiamento.

PAVIS COSMESI
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