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CURCUMA BLUE

una nuova spezia d’Oriente che accende la ricerca sull’invecchiamento
CURCUMA BLUE
Intervista al prof. Matteo Micucci, dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, sullo studio pubblicato su Journal of Functional Foods (2025)


La curiosità scientifica, spesso, nasce da un dettaglio cromatico. È successo anche a Urbino, dove il Gruppo di Ricerca guidato dal Prof. Matteo Micucci ha esplorato per la prima volta in modo sistematico le proprietà della Curcuma caesia Roxb., conosciuta come “curcuma blu”. Il risultato? Un estratto capace di proteggere le cellule cutanee dai danni da UVB, ridurre lo stress ossidativo e modulare i marcatori dell’infiammazione.
Il tutto, con un profilo fitochimico insolito: assenza di curcumina e forte presenza di flavanoli e acidi fenolici.

Professore, com’è nata l’idea di studiare la curcuma blu?
In letteratura avevo letto che la Curcuma caesia contiene quantità molto basse di curcumina, e che in alcune aree dell’Oriente, come l’India, viene usata sia come spezia che per fini salutistici. Il suo colore blu cielo mi ha colpito particolarmente: è stato il punto di partenza.


Qual è stato l’aspetto più sorprendente del vostro lavoro?
Senza dubbio la composizione chimica e l’attività inibitoria verso l’invecchiamento cellulare osservata in vitro. Agisce anche tramite un effetto antiossidante e una preservazione dell’attività dei mitocondri, le vere “centrali energetiche” della cellula.

Avete scoperto da cosa deriva il colore blu?
Ce lo siamo chiesti anche noi! Abbiamo ipotizzato diverse possibilità - elementi inorganici, antocianine o altro- ma le prime analisi indicano che la causa potrebbe essere qualcosa di diverso. Quando completeremo le indagini, lo comunicheremo.

Qual è stato il risultato che più vi ha stupiti?
L’effetto anti-aging molto marcato: le cellule trattate mostravano una notevole resistenza ai danni da UVB e un profilo di infiammazione significativamente ridotto.

Avete confrontato la curcuma blu con la più nota Curcuma longa?
Non ancora. Per ora la vera differenza sembra risiedere nella concentrazione di curcumina, elevata nella C. longa e quasi assente nella C. caesia. È un altro paradigma fitochimico.

Possiamo definirla un elisir di giovinezza?
“Elisir” è un termine troppo forte, ma possiamo dire che i dati preliminari in vitro sono promettenti per lo sviluppo di un nuovo ingrediente nutraceutico mirato a ridurre gli effetti dell’invecchiamento cutaneo.
Quali difficoltà avete incontrato nel corso della ricerca?
Nessuna in particolare. Gli esperimenti sono stati fluidi e le analisi hanno confermato la solidità del modello utilizzato.

Cosa si prova a dare basi scientifiche a una pianta così rara?
È stato semplicemente emozionante. Quando la scienza incontra qualcosa di inesplorato, si risveglia quello spirito di scoperta che rende la ricerca viva.

Avete già un progetto di sviluppo futuro?
Sì, esiste un progetto, ma è ancora in fase embrionale. Non sappiamo ancora quando e come evolverà, anche perché la curcuma blu non è ancora autorizzata in Europa.

Quando potremo vederla in farmacia?
Al momento non è possibile utilizzarla in Europa: la Curcuma caesia potrà entrare nel mercato solo dopo l’eventuale approvazione come novel food secondo la normativa europea.

Conclusione
Lo studio apre la strada a una nuova generazione di estratti vegetali “blu”, con una logica multicomponente-multitarget: un approccio che unisce molte molecole alimentari per sostenere la vitalità cellulare.
Il colore della Curcuma caesia resta un mistero, ma la sperimentazione - quella sì - comincia finalmente a svelare qualche arcano.

PAVIS COSMESI
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