Utifar
N4 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
Il giornalismo d’inchiesta svolge una funzione essenziale quando porta alla luce fatti che il pubblico ignora. Diviene, invece, meno nobile quando isola singoli fatti dal contesto e li trasforma nella prova di una tesi già scritta in partenza.
Negli ultimi anni, purtroppo, taluni quotati giornalisti hanno adottato questo secondo approccio nei confronti della farmacia, correndo il rischio che i numeri raccontati, nell’incompletezza del racconto complessivo, perdessero il loro reale significato.
Questo è accaduto anche per la nuova “inchiesta” che ha provato a raccontare la recente riforma della remunerazione delle farmacie. In particolare, gli autori hanno evidenziato come, per determinate confezioni di farmaci a basso costo, il rimborso riconosciuto dal Servizio sanitario nazionale possa risultare superiore al prezzo al pubblico del medicinale.
Prima di analizzare questo aspetto, occorre porsi alcune importanti domande. Anzitutto, dovremmo chiederci se può un singolo dato, estrapolato da un sistema complesso, raccontare da solo la realtà. Ovviamente, la risposta non può che essere negativa. Ma allora, come è possibile decontestualizzare un singolo aspetto per offrire al pubblico una narrazione capace di mettere in cattiva luce da un lato le farmacie, dall’altro la parte politica che questa riforma ha approvato, paventando una sorta di favoritismo che, nei fatti, non esiste?
La realtà delle cose, anche questa volta, è ben diversa da quella raccontata.
Anzitutto, la riforma della remunerazione non è certo nata per aumentare indiscriminatamente i margini delle farmacie, bensì per superare un sistema costruito molti anni fa che vedeva il compenso della farmacia legato quasi esclusivamente al prezzo del medicinale dispensato. Un modello che progressivamente aveva mostrato tutti i suoi limiti, tra l’atro evidenziati proprio da noi di Utifar una quindicina di anni fa e che, non a caso, ha rappresentato per diverso tempo un’anomalia rispetto a quanto avviene nella maggior parte dei Paesi europei.
Ma torniamo al racconto giornalistico.
All’interno di questa complessa riforma, in effetti, si può verificare che per taluni medicinali a basso costo la remunerazione superi leggermente il prezzo al pubblico. Un ottimo pretesto, questo, per mettere in piedi una narrazione piuttosto semplice: si prende una confezione, si osserva che il rimborso riconosciuto supera il prezzo al pubblico e si conclude che lo Stato oggi paga i farmaci più di quanto costino.
Un’affermazione che colpisce il lettore e che inevitabilmente alimenta indignazione.
Quello che però non viene spiegato è che la riforma non riguarda una singola confezione, ma un intero sistema, all’interno del quale la nuova remunerazione ha forse aumentato il riconoscimento economico su alcuni farmaci a basso costo, ma contemporaneamente ha ridotto il compenso sulle confezioni più costose. È una struttura volutamente asimmetrica, progettata per superare un modello che legava la sostenibilità della farmacia esclusivamente al prezzo del medicinale dispensato.
Di certo, si può dibattere se sia stata la scelta migliore. Allo stesso modo, si può discutere l’entità delle quote fisse o l’efficacia del nuovo meccanismo. Ciò che spiace è vedere prendere forma l’ennesima polemica inutile, sterile e dai risvolti esclusivamente politici.
Forse, a qualcuno da fastidio che, negli ultimi anni, la farmacia sia stata indicata come uno dei pilastri della sanità territoriale. Le si è chiesto di erogare servizi, partecipare alla prevenzione, contribuire alla presa in carico dei pazienti cronici, alleggerire il carico di lavoro di ospedali e strutture pubbliche. Si è parlato di prossimità, accessibilità, farmacia dei servizi e integrazione nel percorso assistenziale.
Anche queste nuove competenze del farmacista sono state criticate da alcuni giornalisti “di parte” che, descrivendo la presunta non idoneità della farmacia, dimostrano di non conoscere la normativa e di non essersi documentati personalmente, ma di aver preso per buoni i suggerimenti di qualcuno che non ci vuole bene.
Questa, mi dispiace doverlo dire, non è informazione.
Il giornalismo svolge una funzione essenziale quando verifica, controlla e mette in discussione le scelte del legislatore. Ma proprio per questo deve evitare una tentazione sempre più diffusa: quella di trasformare la complessità in una storia con buoni e cattivi già assegnati.
Dove i buoni sono sempre gli stessi. E i cattivi anche.




