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Editoriale
27 marzo 2026
di Eugenio Leopardi
Rif. rivista N2 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
LA STRADA È TRACCIATA, STA A NOI SEGUIRLA

Il 2026 si apre con segnali che meritano di essere letti con attenzione. Si tratta di dati che offrono importanti indicazioni su come stia cambiando, nella percezione dei cittadini e nelle politiche sanitarie, il ruolo della farmacia.
Da un lato si consolida il percorso della farmacia dei servizi, avviato ormai da diversi anni e progressivamente entrato nella pratica quotidiana di molte realtà territoriali. Dall’altro, il recente rapporto Censis, commissionato da Federfarma, che ci restituisce un’immagine molto chiara: per un numero crescente di cittadini la farmacia è oggi uno dei principali punti di accesso al Servizio sanitario nazionale.
Questo è un dato che merita di essere sottolineato, perché racconta di una fiducia che si è costruita nel tempo, nella relazione quotidiana tra farmacista e cittadino, nella capacità della farmacia di rappresentare un presidio sanitario di prossimità, facilmente accessibile e diffuso in modo capillare sul territorio.
Questa fiducia, tuttavia, non rappresenta soltanto un riconoscimento, ma anche una responsabilità della quale dobbiamo farci carico.
Se il cittadino guarda sempre più alla farmacia come a una porta di accesso al sistema sanitario, e se lo Stato continua a individuare nella rete delle farmacie un alleato per rafforzare l’assistenza territoriale, significa che oggi la partita si gioca sulla capacità dei farmacisti di essere all’altezza di questo ruolo.
Il Governo e, soprattutto, il Sottosegretario Marcello Gemmato ci hanno dato fiducia e hanno visto in noi quel professionista sanitario che può avvicinare il Ssn al cittadino. 
Gli spazi per un ulteriore sviluppo della professione ci sono, basti pensare che in molti territori persiste la richiesta di una serie di servizi di assistenza sanitaria che rimangono scoperti, senza contare i molti bisogni di salute che faticano a trovare risposta sul territorio. È proprio in questi spazi che la farmacia, grazie alla sua capillarità e alla sua presenza quotidiana nella vita delle comunità, può offrire un contributo determinante.
Ma per farlo è necessario compiere una scelta chiara: investire nella professionalità.
Per troppo tempo il dibattito sul futuro della farmacia si è intrecciato con una competizione fondata prevalentemente sul prezzo e sugli sconti. Eppure il valore della farmacia non può essere costruito sulla riduzione del prezzo di un prodotto. Il vero capitale della farmacia è la competenza professionale del farmacista, la sua capacità di offrire orientamento sanitario, di affiancare il cittadino nel percorso terapeutico, di rappresentare un punto di riferimento affidabile nel sistema delle cure.
È proprio in questa prospettiva che il rapporto Censis introduce un tema destinato probabilmente a diventare sempre più centrale nei prossimi anni: la presa in carico del cittadino, in particolare del paziente cronico.
Stiamo andando verso un modello nel quale il farmacista non si limita alla dispensazione del medicinale, ma accompagna il paziente nel tempo, monitorando l’aderenza terapeutica, l’andamento degli esami, l’evoluzione della patologia e l’appropriatezza delle terapie. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che può contribuire in modo concreto a migliorare gli esiti di salute e, allo stesso tempo, a ridurre costi molto più elevati legati a complicanze e ricoveri evitabili.
Guardando ancora più avanti, è possibile immaginare un ulteriore passaggio evolutivo: arrivare a misurare e rendere visibile il valore sociale della farmacia.
Già molti anni fa, in una visione che si è rivelata ancora una volta lungimirante, Utifar aveva proposto un vero e proprio bilancio sociale della farmacia, ovvero un report capace di raccontare quanto il lavoro quotidiano dei farmacisti contribuisca alla salute delle comunità e alla sostenibilità del sistema sanitario.
Lo presentammo nel lontano 2012, ma oggi questa esigenza appare più attuale che mai rendendosi necessario documentare, dati alla mano, il valore aggiunto a livello sociale della nostra professionalità. Presto, infatti, non si parlerà più di “farmacia dei servizi”. Questo avverrà quando i servizi saranno semplicemente parte integrante della farmacia, e quando la  dispensazione dei medicinali, l’offerta di prestazioni sanitarie, il monitoraggio delle terapie e l’accompagnamento dei cittadini nel loro percorso di salute saranno tutte mansioni percepite come un’unica funzione professionale.
Oggi non siamo ancora a quel punto. Solo una parte delle farmacie, circa la metà, ha intrapreso con decisione questa strada. Il percorso è quindi ancora incompleto, ma la direzione è ormai tracciata.
Per questo è necessario guardare oltre l’utile della giornata e avere il coraggio di investire nel futuro per costruire le basi necessarie per una sostenibilità professionale duratura. Focalizzarsi soltanto negli sconti, come vedo ancora accadere, rischia invece di ridurre il valore della farmacia di oggi senza garantire alcun vantaggio domani. La direzione è chiara. Sta a noi percorrerla con convinzione.

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