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OLTRE IL PREZZO

Fiducia, tecnologia e le nuove priorità del pubblico
27 marzo 2026
di Alessandro Fornaro
Rif. rivista N2 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
OLTRE IL PREZZO
Nel 2026 il consumatore non è semplicemente cambiato: si è trasformato. È questa la fotografia che emerge dal report internazionale “What matters to today’s consumer 2026” pubblicato dal Capgemini Research Institute. Lo studio analizza i comportamenti di oltre dodicimila persone in diversi Paesi e restituisce l’immagine di una società sospesa tra incertezza economica, accelerazione tecnologica e nuovi bisogni personali. Anche se il report non parla nello specifico di farmacie, molte analisi ci possono tornare utili.

Ogni acquisto è, per sua natura, una piccola decisione che parla di qualcosa di più grande di un semplice gesto. Parla di fiducia o di diffidenza, di prudenza o di bisogno di rassicurazione. Talvolta, parla perfino di ricerca di controllo in un tempo, come quello attuale, percepito come instabile. Se tutto ciò è vero, viene da se che non è tanto il prodotto a raccontarci il bisogno, ma la domanda che lo precede. E la farmacia, per sua natura, è il luogo in cui queste esigenze emergono in modo diretto, concreto e umano, già molto prima che esse diventino oggetto di analisi economiche.
È proprio questa dimensione invisibile del consumo che oggi le grandi analisi internazionali stanno cercando di misurare. Non solo quanto si spende, ma quale significato viene attribuito a quella spesa.
Da questo punto di vista, uno tra gli elementi più rilevanti che emerge dal report riguarda proprio il concetto stesso di valore. Per anni, il prezzo è stato considerato il principale driver delle scelte di consumo. Oggi non è più così. Certamente, il fattore economico resta centrale, tanto che la maggioranza dei consumatori dichiara di essere pronta a cambiare marca per risparmiare. 
Tuttavia, il valore percepito si costruisce sempre più su dimensioni immateriali: qualità, fiducia, trasparenza, coerenza dei comportamenti aziendali. In altre parole, il consumatore contemporaneo non cerca semplicemente il prodotto più conveniente, ma quello che appare più affidabile.

Se è vero che circa il 74% degli intervistati si dichiara pronto a cambiare marca per ottenere un risparmio, è altrettanto vero che la scelta non si fonda più esclusivamente sul prezzo. 

È un cambiamento culturale profondo, che attraversa inevitabilmente anche il settore salute, dove diventa centrale ciò che rende ogni singolo acquisto meritevole di fiducia. In farmacia questo è evidente da tempo. La percezione di valore non si esaurisce nel costo di un integratore o di un dispositivo medico, ma prende forma nella qualità del consiglio, nella coerenza delle indicazioni fornite nel tempo, nella sensazione — spesso silenziosa ma determinante — di essere seguiti da un professionista competente.
Il report, che ha coinvolto oltre dodicimila consumatori in dodici Paesi, conferma questa trasformazione. 
Il valore percepito si costruisce su elementi immateriali: qualità, trasparenza, coerenza dei comportamenti aziendali, capacità di generare fiducia. Il consumatore contemporaneo, in definitiva, non cerca semplicemente il prodotto più conveniente, ma quello che appare più affidabile in un contesto percepito come instabile.
Ed è proprio l’instabilità a rappresentare il sottofondo psicologico di questa fase storica. 
L’indagine evidenzia un fenomeno solo apparentemente contraddittorio: mentre cresce la prudenza economica e si rafforza l’attenzione alla spesa, le persone non rinunciano del tutto al consumo. 
Al contrario, circa sette consumatori su dieci dichiarano di concedersi piccoli acquisti gratificanti come forma di compensazione emotiva rispetto allo stress finanziario e all’incertezza del contesto. È quella che viene definita “indulgenza intenzionale”: tagliare alcune voci di spesa per preservarne altre percepite come essenziali per il proprio equilibrio.
Anche questo passaggio trova un riflesso diretto nella quotidianità della farmacia. Accanto alle richieste di soluzioni essenziali e attente al prezzo, si osserva un interesse crescente per prodotti legati alla qualità della vita, alla prevenzione, al benessere mentale e fisico. 
Non è una contraddizione, ma la manifestazione di un bisogno più articolato: proteggersi senza rinunciare a ciò che rassicura.
Un ulteriore asse di trasformazione riguarda la tecnologia. Il report evidenzia come circa un consumatore su quattro abbia già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa per orientarsi negli acquisti o per ricevere suggerimenti personalizzati. La percentuale è destinata a crescere. Tuttavia, accanto alla curiosità e all’adozione, emerge una forte cautela: oltre il 70% degli intervistati esprime preoccupazione per l’uso dei propri dati personali e per la trasparenza degli algoritmi.
La tecnologia, dunque, è percepita come utile ma non autosufficiente. 
Facilita, suggerisce, compara. 
Ma non sostituisce la necessità di un’interlocuzione umana quando la scelta tocca ambiti sensibili come la salute. 
Non a caso, una larga maggioranza dei consumatori continua ad attribuire un valore decisivo all’interazione in presenza, soprattutto nelle decisioni più complesse o legate al benessere personale.
Per la farmacia territoriale, anche questi aspetti emersi nella ricerca non rappresentano solo una conferma, ma un’indicazione strategica. In un ecosistema informativo sempre più affollato e mediato dal digitale, il farmacista può rafforzare il proprio ruolo come figura di mediazione tra dato e interpretazione, tra informazione e senso, tra tecnologia e relazione. Non si tratta di opporsi al digitale, ma di integrarlo in un modello in cui l’elemento umano resta il punto di equilibrio.

Il quadro che emerge dallo studio non descrive semplicemente un consumatore più attento al prezzo o più tecnologico. 
Racconta piuttosto una persona più complessa, che oscilla tra prudenza e bisogno di gratificazione, tra fiducia nella tecnologia e desiderio di rassicurazione umana. Una persona che chiede coerenza, trasparenza, competenza.

Comprendere questi cambiamenti nelle modalità di acquisto generali dei consumatori, per il farmacista, non significa entrare in una logica puramente commerciale, ma affinare la propria capacità di lettura del bisogno. 
Perché in un tempo segnato da instabilità economica e sovraccarico informativo, il vero elemento differenziante non è il prezzo più basso, né la tecnologia più avanzata. È la fiducia. 
E la fiducia, oggi più che mai, si costruisce nella relazione.

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