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Editoriale
07 ottobre 2026
di Eugenio Leopardi
Rif. rivista N6 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
LA GALENICA COME FORMA DI INTELLIGENZA UMANA

Anche quest’anno ho avuto il piacere e l’onore di essere invitato a intervenire, in rappresentanza di Utifar, al Congresso nazionale SIFAP, appuntamento che considero particolarmente importante perché pone al centro una delle espressioni più autentiche e qualificanti della nostra professione: la galenica.
Il titolo scelto per questa edizione, “La galenica come forma di intelligenza umana”, contiene già, a mio avviso, una riflessione molto più ampia del pur importante ambito della preparazione di laboratorio. In un momento nel quale parliamo quotidianamente di intelligenza artificiale, automazione, algoritmi e tecnologie capaci di assisterci in un numero crescente di attività, ricordare il valore dell’intelligenza umana significa riportare l’attenzione su ciò che rende davvero insostituibile una professione sanitaria: la capacità di mettere insieme conoscenza, esperienza, responsabilità e comprensione del bisogno della persona che abbiamo davanti.
La galenica rappresenta tutto questo in maniera quasi esemplare. 
Preparare un medicinale non significa semplicemente applicare una tecnica o seguire una procedura. Significa conoscere le caratteristiche delle sostanze, valutarne la compatibilità, scegliere gli eccipienti appropriati, padroneggiare gli aspetti normativi, lavorare secondo procedure rigorose e, soprattutto, comprendere perché quella preparazione sia necessaria per quello specifico paziente.
È proprio nella personalizzazione della terapia che la galenica manifesta forse il suo valore più evidente. Ci sono pazienti per i quali il medicinale industriale non è disponibile, non esiste nel dosaggio necessario, presenta una forma farmaceutica non adeguata oppure contiene eccipienti non tollerati. Ci sono bambini, anziani, persone affette da malattie rare o con particolari esigenze terapeutiche per le quali il laboratorio della farmacia può offrire una risposta che altrimenti sarebbe molto difficile ottenere.
Non stiamo quindi parlando di una parte residuale o nostalgica della professione, ma di un’attività estremamente moderna, che trova la propria ragione proprio nella crescente capacità della medicina di riconoscere le differenze tra i pazienti e di orientarsi verso terapie sempre più personalizzate. Anche l’innovazione tecnologica, lungi dall’essere in contrapposizione con questa attività professionale, può contribuire a rendere la galenica una dimensione ancora più solida. Strumentazioni sempre più evolute, procedure standardizzate, sistemi di controllo e nuove possibilità di condivisione delle informazioni possono aumentare precisione e sicurezza. La tecnologia, però, rimane uno strumento. La decisione, la responsabilità e la capacità di interpretare il bisogno terapeutico restano nelle mani del professionista.
È questo, credo, il significato più interessante dell’espressione “intelligenza umana” applicata alla galenica.
Il Congresso SIFAP ha avuto inoltre il merito di mettere a confronto farmacisti, medici, istituzioni, mondo accademico e operatori del settore. È un aspetto che considero particolarmente importante, perché il futuro della farmacia passa inevitabilmente attraverso una sempre maggiore integrazione tra le professioni sanitarie. Il farmacista preparatore non lavora, infatti, ai margini del percorso terapeutico, ma può e deve diventare parte di una rete nella quale competenze differenti concorrono alla migliore risposta possibile per il paziente.
Ma perché questo ruolo possa crescere occorre continuare a investire nelle competenze.
È un tema sul quale Utifar insiste da tempo e che ritengo oggi ancora più importante. La formazione non può essere considerata soltanto come il mezzo attraverso il quale assolvere un obbligo ECM. Dobbiamo superare definitivamente questa impostazione e iniziare a considerare l’aggiornamento per ciò che realmente rappresenta: uno degli strumenti attraverso i quali costruiamo il farmacista che vogliamo essere negli anni successivi.
Vale per la galenica, dove la formazione teorica deve necessariamente accompagnarsi all’esperienza pratica (metodo da sempre adottato dalla Scuola di Galenica Utifar), ma vale allo stesso modo per tutti gli ambiti nei quali la farmacia sta progressivamente assumendo nuove responsabilità.
C’è poi un altro aspetto che ritengo decisivo. 
Se vogliamo che la galenica sia percepita non soltanto come una competenza di eccellenza presente in alcune singole realtà, ma come una vera risorsa della farmacia italiana, è necessario che sul territorio esista un numero sufficientemente ampio di farmacie capaci di offrire questo servizio. Non significa immaginare che tutte debbano necessariamente sviluppare il laboratorio galenico: sappiamo bene che esistono problemi di spazio, di organizzazione, di personale e di investimento che rendono questa scelta non praticabile per tutti. Significa, però, raggiungere una diffusione abbastanza ampia da rendere il servizio realmente accessibile e riconoscibile sul territorio.
È un principio che vale anche per altri ambiti nei quali la farmacia sta assumendo nuove funzioni, a partire dalle vaccinazioni. 
La qualità del servizio offerto dalla singola farmacia è fondamentale, ma è la sua diffusione capillare a trasformarlo in una risposta di sistema. È quando un’attività viene garantita da un numero sufficientemente ampio di farmacie che la nostra rete acquista forza, credibilità e può diventare un interlocutore stabile anche per il Servizio sanitario nazionale.
La capillarità è da sempre uno dei grandi punti di forza della farmacia italiana. Solo così una competenza che oggi appartiene soprattutto a realtà particolarmente qualificate può diventare parte di una risposta più omogenea ai bisogni dei cittadini, facendo sì che chi necessita di una preparazione galenica possa trovare sul territorio un riferimento professionale facilmente raggiungibile.
La farmacia dei prossimi anni, ne sono sempre più convinto, non potrà essere semplicemente la somma di nuove prestazioni aggiunte progressivamente al banco tradizionale. 
Dovrà diventare una struttura nella quale le competenze siano riconoscibili, organizzate e integrate tra loro.
In questo scenario la galenica conserva un valore particolare, perché ci ricorda da dove nasce la nostra professione e, allo stesso tempo, ci indica una possibile direzione per il suo futuro: quella di un farmacista capace non soltanto di mettere a disposizione un prodotto, ma di utilizzare le proprie conoscenze per costruire una risposta sanitaria adeguata alla persona.
In un’epoca nella quale molte attività potranno essere facilitate dalle tecnologie e alcune probabilmente automatizzate, questa capacità acquisterà, via via, sempre maggiore valore.
Se è vero che gli strumenti cambiano, le tecnologie evolvono e l’intelligenza artificiale entrerà sempre più profondamente anche nel mondo della salute, è altrettanto vero che rimarrà sempre necessario un farmacista capace di trasformare informazioni e possibilità tecniche in una scelta professionale responsabile.
Ed è anche per questo che Utifar continuerà a sostenere la formazione, il confronto scientifico e tutte quelle iniziative che aiutano il farmacista a sviluppare competenze concrete, consapevole che il futuro della farmacia non si difende semplicemente rivendicando un ruolo, ma costruendo ogni giorno le competenze necessarie per meritarlo.

 

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