Logo di Utifar
26 agosto 2026
di Matteo Giumà
Rif. rivista N5 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
VITAMINA D
Dopo anni in cui la vitamina D è stata considerata quasi una supplementazione di routine, le evidenze scientifiche e l’evoluzione della normativa invitano oggi a un approccio più selettivo. Appropriatezza prescrittiva, aderenza terapeutica e personalizzazione diventano i cardini di un utilizzo realmente efficace, nel quale il farmacista può svolgere un ruolo determinante nell’orientare il paziente verso scelte consapevoli.

Per molti anni la vitamina D è stata al centro di un interesse crescente, tanto nella comunità scientifica quanto nella pratica clinica quotidiana. La crescente attenzione verso la diffusione dell’ipovitaminosi D, insieme alle numerose ipotesi sui possibili effetti extrascheletrici di questa molecola, ha favorito un progressivo aumento delle prescrizioni e della supplementazione, spesso anche al di fuori delle indicazioni più consolidate. In farmacia il risultato è evidente: sempre più cittadini chiedono informazioni sulla vitamina D, talvolta presentando una prescrizione medica, altre volte richiedendo direttamente un integratore convinti che possa rappresentare una sorta di “assicurazione” per la salute.
Negli ultimi anni, tuttavia, il quadro si è progressivamente evoluto. Le evidenze disponibili hanno consentito di distinguere con maggiore chiarezza gli ambiti nei quali la supplementazione offre benefici documentati da quelli in cui le aspettative iniziali non hanno trovato conferma. Parallelamente, anche gli aspetti regolatori hanno contribuito a promuovere un utilizzo più appropriato, limitando il ricorso indiscriminato alla prescrizione rimborsata e richiamando l’attenzione sull’importanza di individuare i pazienti che possono realmente trarre vantaggio dal trattamento.
In questo scenario il ruolo del farmacista assume un’importanza crescente. La dispensazione della vitamina D non può limitarsi alla consegna del prodotto, ma rappresenta un’occasione di educazione sanitaria, durante la quale è possibile chiarire dubbi, favorire una corretta aderenza terapeutica e contribuire a contrastare alcune convinzioni ancora molto diffuse ma non sempre supportate dalle evidenze scientifiche.

Un problema di salute pubblica ancora attuale
Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi europei caratterizzati da un’elevata esposizione solare, l’ipovitaminosi D continua a rappresentare un problema rilevante di salute pubblica. Il cosiddetto “paradosso mediterraneo” descrive proprio questa apparente contraddizione: vivere in un’area geograficamente favorevole non garantisce infatti livelli adeguati di vitamina D.
Le ragioni sono molteplici. L’invecchiamento della popolazione riduce la capacità della cute di sintetizzare vitamina D; la permanenza sempre più limitata all’aria aperta, l’utilizzo costante di protezioni solari, alcune condizioni patologiche e diversi trattamenti farmacologici contribuiscono ulteriormente a diminuire la produzione endogena. A ciò si aggiunge il fatto che pochi alimenti contengono quantità significative di vitamina D e che, diversamente da quanto avviene in alcuni Paesi del Nord Europa, in Italia gli alimenti fortificati non rappresentano ancora una pratica diffusa.
La principale fonte di vitamina D resta quindi la sintesi cutanea indotta dai raggi ultravioletti B, responsabile della gran parte del fabbisogno dell’organismo. La quota introdotta con l’alimentazione, pur importante, copre soltanto una parte limitata delle necessità quotidiane e deriva prevalentemente da pesci grassi, tuorlo d’uovo, fegato e latticini.

Molto più di una vitamina
Dal punto di vista biologico, definire la vitamina D una semplice vitamina è riduttivo. 
Dopo essere stata sintetizzata nella cute o assunta con gli alimenti sotto forma di colecalciferolo, la molecola viene trasformata prima nel fegato in 25-idrossivitamina D, il principale indicatore utilizzato per valutare lo stato vitaminico dell’organismo, e successivamente nel rene nella forma biologicamente attiva, responsabile degli effetti endocrini.
Questa natura ormonale spiega perché la vitamina D partecipi alla regolazione di numerosi processi fisiologici. Il suo ruolo meglio documentato riguarda l’omeostasi del calcio e del fosforo e il mantenimento della salute dell’apparato scheletrico. 
Favorisce infatti l’assorbimento intestinale del calcio, contribuisce alla corretta mineralizzazione dell’osso e collabora al mantenimento della funzione muscolare, riducendo il rischio di cadute soprattutto nelle persone anziane.
Proprio la solidità delle evidenze in ambito osteometabolico rappresenta oggi il punto di riferimento per un utilizzo appropriato della supplementazione. Al contrario, molte delle ipotesi formulate negli anni riguardo a possibili benefici nella prevenzione cardiovascolare, oncologica o di altre patologie croniche non hanno trovato conferme sufficientemente robuste negli studi clinici randomizzati. 
Questo ha contribuito a riportare il dibattito scientifico entro confini più realistici, favorendo un impiego della vitamina D fondato sulle indicazioni realmente supportate dalle prove disponibili.


Dall’entusiasmo all’appropriatezza: cosa è cambiato
Negli ultimi quindici anni il dibattito sulla vitamina D ha attraversato una fase di profonda evoluzione. Se inizialmente l’attenzione era concentrata soprattutto sull’elevata prevalenza dell’ipovitaminosi e sui possibili effetti favorevoli della supplementazione in numerosi ambiti clinici, oggi la prospettiva è decisamente più equilibrata. Le evidenze accumulate nel tempo hanno infatti permesso di distinguere tra benefici consolidati e ipotesi che, pur promettenti, non hanno trovato conferme sufficienti negli studi di maggiore qualità metodologica.
Questo cambiamento ha avuto inevitabilmente riflessi anche sul piano regolatorio. In Italia, la Nota 96 dell’AIFA ha rappresentato un passaggio importante nel promuovere un impiego più appropriato della vitamina D a carico del Servizio sanitario nazionale, individuando con maggiore precisione le condizioni nelle quali la rimborsabilità risulta giustificata. L’obiettivo non è limitare l’accesso al trattamento, ma favorire un utilizzo coerente con le migliori evidenze disponibili, evitando prescrizioni non supportate da un reale beneficio clinico.
Si tratta di un cambio di paradigma significativo. Per molti anni la semplice presenza di valori ridotti di 25-idrossivitamina D è stata interpretata come un’indicazione quasi automatica alla supplementazione. Oggi, invece, la valutazione tiene conto dell’intero quadro clinico del paziente, considerando età, fattori di rischio, eventuali patologie concomitanti, rischio di frattura, condizioni di malassorbimento e altre situazioni nelle quali il trattamento ha dimostrato una reale utilità.

Non conta solo la dose, ma anche come viene assunta
L’efficacia della supplementazione non dipende esclusivamente dal dosaggio prescritto. Anche la modalità di somministrazione può influenzare l’aderenza terapeutica e, di conseguenza, il raggiungimento degli obiettivi clinici.
Le formulazioni disponibili consentono oggi differenti schemi terapeutici, con somministrazioni giornaliere, settimanali o mensili. La scelta deve essere personalizzata, tenendo conto sia delle caratteristiche del paziente sia della probabilità che il trattamento venga seguito nel tempo.
Negli ultimi anni numerosi esperti hanno mostrato una crescente preferenza per regimi che garantiscano un apporto più regolare della vitamina D, evitando le elevate dosi somministrate a intervalli molto lunghi che in passato erano state proposte anche come strategia per migliorare la compliance. Le evidenze disponibili suggeriscono infatti che il mantenimento di concentrazioni più stabili possa rappresentare l’approccio fisiologicamente più razionale, pur senza escludere l’utilità di schemi diversi quando le condizioni cliniche lo richiedano.
Anche alcuni aspetti apparentemente semplici meritano attenzione durante il counselling in farmacia. Essendo una vitamina liposolubile, il colecalciferolo viene assorbito più efficacemente quando assunto durante un pasto contenente una quota di grassi alimentari. Si tratta di un’indicazione pratica che il farmacista può facilmente trasmettere al paziente e che contribuisce a ottimizzare il trattamento senza aumentarne la complessità.

Quando il farmacista può fare la differenza
Proprio la continuità della terapia rappresenta uno degli aspetti più delicati. Come avviene per molti trattamenti cronici, anche la supplementazione con vitamina D può essere interrotta spontaneamente quando il paziente non percepisce un beneficio immediato oppure quando ritiene, erroneamente, che poche settimane di assunzione siano sufficienti a correggere la carenza.
La farmacia costituisce quindi un punto di osservazione privilegiato. Ogni dispensazione offre l’opportunità di verificare l’aderenza, chiarire eventuali dubbi e correggere convinzioni ancora molto diffuse, come l’idea che una maggiore quantità di vitamina D produca automaticamente maggiori benefici oppure che la supplementazione sia utile indistintamente per tutta la popolazione.
Un’altra situazione frequente riguarda i pazienti che assumono autonomamente preparazioni acquistate come integratori senza informare il medico curante. Anche in questi casi il farmacista può svolgere un’importante funzione di raccordo, favorendo una gestione più consapevole della terapia e contribuendo a evitare duplicazioni, dosaggi inappropriati o aspettative non realistiche rispetto agli effetti del trattamento.
L’educazione sanitaria rappresenta quindi uno degli strumenti più efficaci per migliorare l’appropriatezza prescrittiva. Informare il paziente sul significato della supplementazione, sulla necessità di rispettare il dosaggio indicato e sull’importanza di non modificare autonomamente lo schema terapeutico significa aumentare la probabilità che il trattamento raggiunga gli obiettivi per i quali è stato prescritto.

Cyd luglio 26
gamma gennaio 26
MEDYBOX MAGGIO 2025
Registrati alla nostra Newsletter
Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere le ultime novità e aggiornamenti dal nostro team.

Quanto sono chiare le informazioni su questa pagina?

Valuta da 1 a 5 stelle la pagina

Grazie, il tuo parere ci aiuterà a migliorare il servizio!

Quali sono stati gli aspetti che hai preferito?1/2

Dove hai incontrato le maggiori difficoltà?1/2

Vuoi aggiungere altri dettagli?2/2

Inserire massimo 200 caratteri