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UNA SCELTA CONTROCORRENTE

Una rivista nata per formare, non per inseguire
12 febbraio 2026
di Alessandro Fornaro
Rif. rivista N1 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
UNA SCELTA CONTROCORRENTE
Nell’era dell’informazione algoritmica, tra velocità, frammentazione e sovraccarico, Nuovo Collegamento rivendica la carta come spazio di lettura, comprensione e formazione professionale.

C’è un equivoco che attraversa tutta l’informazione contemporanea: dare per scontato che la moltiplicazione di canali online, piattaforme e formati sia di per sé sinonimo di un’informazione più efficace. In questa ottica, si tende spesso a cedere all’idea che la velocità di circolazione dei contenuti e la possibilità di accedere in modo immediato alle informazioni siano elementi che, da soli, portano automaticamente ad una crescita delle conoscenze. In realtà, non è proprio così.
Mai come oggi siamo immersi in una quantità sterminata di notizie. E mai come oggi sembra così difficile ritagliarsi il tempo per fermarsi davvero su un testo. Non è solo una questione di tempo: è la stessa disponibilità mentale del lettore a concentrarsi su un solo argomento per più di pochi istanti che si è progressivamente assottigliata. 
Anche per questo la lettura online, inevitabilmente, si è adattata all’ambiente che la ospita: uno spazio affollato, competitivo, scandito dal tempo e progettato per trattenere l’attenzione più che per accompagnare l’approfondimento.
Le testate digitali conoscono bene questi meccanismi. Gran parte dell’informazione online non è più costruita intorno al contenuto, ma intorno ai numeri degli accessi, al tempo di permanenza nella piattaforma, alle condivisioni e alle interazioni. 
Si tratta di indicatori nati per misurare il comportamento del lettore, non la reale efficacia del testo e che, poco alla volta, hanno finito per orientare il modo stesso di fare informazione. Non si scrive più soltanto per raccontare o spiegare, ma per essere cliccati, trattenere, generare traffico.
Tutto ciò ha conseguenze molto concrete sul modo di preparare i testi. I contenuti, più che essere pensati per una lettura continua e coinvolgente, vengono frammentati in blocchi sempre più piccoli, interrotti da box, elenchi, richiami grafici e punti chiave progettati per lo sguardo veloce. Anche il ritmo con il quale vengono proposti i contenuti cambia: chi pubblica è spinto a moltiplicare uscite e aggiornamenti, perché gli algoritmi premiano la continuità e la frequenza più della completezza dei contenuti.
Anche quando la qualità resta alta, il contesto spinge verso una fruizione rapida, intermittente, costantemente esposta alla distrazione: dietro l’angolo c’e sempre un nuovo link, un messaggio in arrivo, una pubblicità accattivante proposta dagli algoritmi. A causa di tutto ciò, l’articolo, non è più una pagina in cui entrare e soffermare la propria attenzione, ma uno stimolo che ne richiama immediatamente molti altri. In questo scenario, l’obiettivo implicito dell’informazione online tende a spostarsi: l’obiettivo si sposta da informare a quello di tenere l’utente incollato e occupare la sua attenzione con sempre nuovi stimoli accattivanti.

Il tempo della nostra attenzione
Non stiamo parlando di distrazioni occasionali, bensì di sistema di lettura ormai divenuto prassi.
Un lungo articolo dal titolo “Elogio della carta” pubblicato di recente su Le Monde Diplomatique riporta numeri che colpiscono: il tempo medio trascorso su una pagina web è di 54 secondi. Ancora più impressionante è il dato secondo il quale la metà delle visite si interrompe prima di dieci secondi. Anche sui siti d’informazione, spiegano gli autori, la durata media di una visita non supera i due minuti.
Se un testo richiede di “essere scrollato”, l’attenzione tende a calare ulteriormente. Non solo per fretta, ma perché lo schermo è un ambiente intrinsecamente concorrenziale: notifiche, messaggistica, altre app, flussi social. 
Mentre leggiamo, siamo costantemente invitati ad andare altrove.
Persino ciò che era nato come punto di forza del digitale, ovvero i collegamenti ipertestuali, finiscono spesso per produrre l’effetto opposto: invece di aiutare il lettore ad approfondire, frammentano la sua attenzione e interrompono la continuità, finendo per peggiorare la comprensione.
In questo ecosistema, anche il giornalismo professionale è spinto ad adattarsi e rischia di essere invogliato a produrre più articoli brevi con titoli più accattivanti; a rincorrere i trend del momento; a predisporre contenuti pensati per una lettura discontinua. 
In una parola, la tentazione diventa quella di creare non più pagine, ma flussi; non più percorsi, ma stimoli.

Una rivista nata per formare, non per 
inseguire
È dentro questo scenario che va letta una scelta come la nostra. Nuovo Collegamento è nata nel 1957 come organo ufficiale di Utifar, associazione che ha fatto dell’innovazione una cifra identitaria, molto prima che innovare diventasse una parola d’ordine. Eppure, in tutti questi anni, la rivista ha continuato a rimanere principalmente cartacea.
Invero, Utifar utilizza da tempo i canali digitali e i social per diffondere la rivista e i suoi contenuti, per far conoscere l’uscita di un nuovo numero, segnalare articoli, ampliare la comunità dei lettori. Esiste anche una versione digitale integrale di Nuovo Collegamento, pensata per essere letta a monitor. Ma la rivista, nella sua concezione profonda, è progettata per la carta. Questa tradizione è stata portata avanti negli anni non certo per inerzia, ma per una precisa scelta editoriale.
Siamo infatti convinti che una rivista professionale non nasca per essere consumata, ma per essere letta, ripresa, sottolineata, archiviata, ritrovata. Nuovo Collegamento è pensato per accompagnare il tempo della formazione, che non è mai immediato. È un tempo fatto di ritorni, collegamenti, sedimentazione. Anche le ricerche richiamate nell’articolo di Le Monde Diplomatique convergono su un punto: chi legge su carta mostra, in media, una maggiore concentrazione, una migliore comprensione e una migliore memorizzazione dei contenuti, soprattutto quando si tratta di testi articolati, informativi, professionali.
Le ragioni di tutto ciò sono concrete. Anzitutto, la pagina cartacea è una mappa stabile: ha una posizione, un’estensione, un prima e un dopo visibili. Permette di ricordare dove era un’informazione, di tornare indietro, di verificare, di ricostruire un percorso. Sugli schermi, invece, il testo si riorganizza continuamente in base al formato, scorre all’infinito, perde coordinate. A questo si aggiungono gesti che fanno parte da sempre della lettura professionale: annotare, sottolineare, segnare, piegare una pagina, mettere in relazione due passaggi. Non sono abitudini romantiche. Sono strumenti cognitivi che rafforzano l’assimilazione e la memoria.
Non a caso, ricordano gli autori, paesi che avevano puntato con forza su una digitalizzazione spinta della didattica stanno rivedendo le loro scelte. La Svezia, nel 2023, ha deciso di limitare l’uso degli strumenti digitali per i bambini più piccoli, tornando ai libri di testo stampati e alla scrittura a mano, proprio per le ricadute osservate su attenzione e apprendimento.

Una scelta coerente
Continuare a investire su una rivista cartacea oggi è una scelta impegnativa. 
I costi sono di certo impegnativi: carta, stampa, spedizione. È una fatica economica reale. Ma è anche una dichiarazione di coerenza.
UTIFAR invia Nuovo Collegamento gratuitamente ai propri soci e la rende disponibile in abbonamento a un prezzo volutamente simbolico - 10 euro l’anno - ai farmacisti che vogliano riceverla a casa o in farmacia. Si tratta di un prezzo davvero limitato, deciso non perché la carta non abbia valore, ma per incentivare la nostra rivista ad entrare nei luoghi del lavoro quotidiano come strumento di aggiornamento, di riflessione, di formazione continua. Non come link, ma come oggetto professionale.
Rimanere su carta non significa ignorare il digitale. Significa usarlo per ciò che sa fare meglio - diffondere, segnalare, connettere - e affidare alla carta ciò che chiede altro: tempo, attenzione, profondità.
Nell’era dell’informazione algoritmica, la carta ha una caratteristica sempre più rara: non controlla il lettore, non cattura il suo tempo, non misura i suoi comportamenti, non monetizza le sue emozioni.
Ed è anche per questo che, oggi, ci sembra uno strumento particolarmente adatto a una formazione professionale che non ha bisogno di essere compressa nei tempi, ma di essere coltivata.

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