Utifar
N1 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
La sanità territoriale sta attraversando una fase di trasformazione profonda, guidata da un dato strutturale: l’aumento costante della popolazione con patologie croniche. In questo scenario si colloca anche la proposta, oggi al centro del dibattito, di estendere fino a dodici mesi la validità della ricetta per i pazienti cronici. Si tratta di una misura pensata per semplificare la vita dei cittadini e, al tempo stesso, per alleggerire il carico della medicina generale.
La norma non è ancora del tutto definita, e sarebbe quindi prematuro analizzarne i dettagli.
Tuttavia, possiamo fin d’ora ragionare attorno ad un aspetto di grande rilevanza per la nostra professione.
è infatti di chiara evidenza che la riduzione dei contatti tra paziente cronico e medico di medicina generale determinerà una valorizzazione del ruolo del farmacista che diventerà, in molti casi e spesso per lunghi periodi di tempo, l’unico professionista sanitario costantemente presente nella vita del paziente cronico.
Ecco allora che il farmacista dovrà sempre di più riprendere quel ruolo di professionista sanitario attento al paziente e ai suoi bisogni.
Voglio ricordare, a questo proposito, un collega eccezionale, scomparso in questi giorni, Pierandrea Cicconetti. Oltre ad essere un professionista di estrema cultura, che ha formato intere generazioni di farmacisti, Pierandrea era anche un cultore della galenica in farmacia.
Ma prima di ogni cosa, era un farmacista che interpretava nel migliore dei modi quel ruolo, che forse è quello che più ci fa apprezzare dai cittadini: un professionista esperto che è sempre vicino alla sua gente. Una sua concittadina lo ricorda così: “non si andava in farmacia, si andava da Cicconetti”. Credo che non esista una frase migliore per far percepire quale deve essere l’essenza del nostro essere farmacisti.
Ed è proprio nell’ottica di sapere essere vicino ai propri clienti che, a ben vedere, la ricetta annuale per le malattie croniche rappresenta un ulteriore tassello di un’evoluzione già in atto che vede il farmacista assumere sempre più il ruolo di garante dell’aderenza terapeutica. Accanto a ciò, assume sempre maggiore rilevanza la sua capacità di saper sostenere il paziente nel tempo, intercettandone eventuali segnali di difficoltà rispetto alla terapia, ma anche favorendo controlli periodici di alcuni parametri di riferimento come, a seconda dei casi, la pressione o i valori di colesterolo o della glicemia.
L’insieme di queste attenzioni non si esaurisce in una sequenza di gesti professionali, ma rientra in una vera e propria presa in carico del paziente. Una presa in carico che si traduce in una responsabilità assistenziale, quotidiana e continua all’interno della quale seguire le terapie nel tempo, osservare le persone, suggerire comportamenti adeguati e intercettare eventuali fragilità prima che diventino criticità.
Ma questo ruolo non si sviluppa automaticamente come conseguenza immediata delle riforme o come il risultato naturale dell’aggiunta di nuovi servizi. È un ruolo che va costruito attraverso una nuova consapevolezza professionale che nasce dalla comprensione dei cambiamenti in atto e dal riconoscimento del valore della responsabilità assistenziale che ci viene progressivamente affidata.
Per essere all’altezza di questo compito, servono nuovi modelli organizzativi, procedure condivise e strumenti adeguati. Di fondamentale importanza è anche seguire una formazione continua, qualificata, orientata allo sviluppo di nuove competenze, non solo cliniche, ma anche comunicative, relazionali, di monitoraggio e di integrazione con gli altri professionisti sanitari.
È su questo terreno che si giocherà una parte decisiva del futuro della professione.
La farmacia del futuro sarà, infatti, sempre più contraddistinta dalla qualità della relazione di cura che saprà garantire, ovvero dalla capacità di accompagnare i pazienti nel tempo, condividendo con loro i percorsi e sostenendo l’efficacia reale delle terapie.
In un sistema sanitario chiamato a confrontarsi con una cronicità in costante crescita, questo ruolo non è più accessorio, ma diventa centrale.
Utifar continuerà a lavorare perché i farmacisti siano pronti a queste nuove mansioni, offrendo ai colleghi strumenti formativi adeguati, con modelli professionali solidi che veicolino una visione chiara del nostro compito sanitario e sociale.




