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PROBIOTICI SU MISURA PER LO SPORTIVO

dal “fermento lattico” generico al probiotico di precisione
26 agosto 2026
di Mario Polverino
Rif. rivista N5 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
PROBIOTICI SU MISURA PER LO SPORTIVO
Non tutti i probiotici sono uguali. La ricerca mostra come la scelta del ceppo possa influenzare immunità, integrità della barriera intestinale e metabolismo energetico dell’atleta. Per il farmacista c’è la possibilità di superare il consiglio del generico “fermento lattico” e orientarsi verso una consulenza più precisa e personalizzata.

Nel precedente numero abbiamo analizzato come l’ipoperfusione splancnica e il conseguente danno da ischemia-riperfusione possano rappresentare dei fattori limitanti della performance atletica, andando ad alterare le giunzioni serrate intestinali (tight junctions) e alterando la permeabilità intestinale. Se la gestione acuta e strutturale può essere gestita come già indicato, diverso è il discorso della stabilità immunitaria e metabolica nel lungo termine dello sportivo, la quale è sempre più evidente dipenda dall’equilibrio del suo ecosistema microbico, sfruttando strategie emerse nella recente letteratura scientifica. 
Per essere un autentico punto di riferimento per il cliente e paziente sportivo, il farmacista al banco deve però uscire dalla logica, purtroppo comune, del dispensare un generico “fermento lattico” basandosi esclusivamente sul numero di miliardi di cellule vive presenti. Nello sportivo (come nel soggetto comune) non contano in modo particolare il numero di cellule vive, così come il genere (es Lactobacillus) o la specie (es rhamnosus), ma la specificità di ceppo. Ciascun ceppo batterico è un’entità biologica a sé stante, dotata di precise proprietà immunomodulatorie, di influenza sulla barriera intestinale e metaboliche. Vediamo le principali situazioni in cui la modulazione positiva dell’intestino dello sportivo grazie al probiotico può portare ad un vantaggio di salute e performance. 

Il sistema immunitario: l’atleta soggetto a infezioni ricorrenti 
Un fenomeno ormai noto e ampiamente documentato sia negli sport di endurance (come la maratona o il ciclismo) che nell’alta intensità (come il Crossfit) è la cosiddetta “teoria della finestra aperta” (Open Window Teory). Secondo questa, subito dopo una sessione molto intensa di allenamento, si ha un notevole innalzamento del cortisolo circolante, il quale induce una transitoria ma importante immunodepressione sistemica e locale. A livello delle mucose (come quella respiratoria e gastrointestinale), questo si traduce in un crollo drastico della secrezione di immunoglobuline A secretorie (sIgA), che non sono altro che le prime difese contro i patogeni provenienti dall’esterno. E così l’atleta va incontro molto più facilmente ad infezioni ricorrenti del tratto respiratorio superiore (URTI), compromettendo la continuità degli allenamenti, che lo sportivo sa essere fondamentale. 
Una possibile soluzione, come sta emergendo in letteratura scientifica, può essere il consiglio di ceppi probiotici immunomodulatori. Trial clinici randomizzati condotti su atleti hanno mostrato come l’integrazione di ceppi selezionati riduce in modo significativo l’incidenza, la durata e la severità delle infezioni respiratorie. Ceppi come il Lactobacillus fermentum PCC e il Lactobacillus acidophilus NCFM vanno a modulare direttamente il sistema immunitario, sostenendo la funzionalità delle sIgA e contrastando il crollo delle difese indotto dal rilascio acuto di cortisolo. Assunti nelle settimane di massimo carico di allenamento possono quindi contribuire a ridurre i giorni di stop forzati dagli allenamenti. 

Danni alla barriera intestinale: crampi e distress gastrointestinale in gara 
Ricollegandoci a quanto affrontato nello scorso numero, lo shift ematico verso i muscoli scheletrici priva l’intestino di ossigeno, innescando la disgregazione delle proteine giunzionali come occludina e claudina-1 (la leaky gut). A seguire il passaggio in circolo di lipopolisaccaride (LPS) batterico; l’endotossiemia sistemica di basso grado che ne consegue contribuisce, nel lungo periodo, a saturare e compromettere l’efficienza delle difese immunitarie. A ciò si aggiungono sintomi locali dovuti all’ipoperfusione locale e alla momentanea capacità dell’epitelio di assorbire nutrienti (come gel e barrette zuccherine), i quali si traducono facilmente in crampi addominali acuti, nausea e diarrea. 
In questo caso il consiglio ha come obiettivo il consolidamento meccanico della barriera attraverso ceppi dotati di elevata capacità di adesione agli enterociti. Oltre ai nutraceutici già affrontati (glutammina, quercetina e omega-3), il Lactobacillus rhamnosus GG (LGG) e il Bifidobacterium animalis subsp. Lactis (ceppo Bl-04) agiscono sovraregolando l’espressione delle proteine delle tight junctions e stimolando le cellule caliciformi a secernere mucina, creando un film protettivo che riveste l’epitelio. Gli studi più recenti confermano che la somministrazione di questi ceppi riduce significativamente l’incidenza di episodi di diarrea e distress gastrointestinale indotti dall’esercizio prolungato, creando un vero e proprio scudo. 

Il target metabolico: l’asse intestino-muscolo e il collegamento mitocondri-butirrato 
Si tratta a mio parere di uno degli aspetti più interessanti della frontiera della nutraceutica sportiva, e cioè l’asse intestino-muscolo (gut-muscle axis). Un recente lavoro ha dimostrato come la totale assenza di microbiota intestinale si traduca in una importante riduzione della massa muscolare scheletrica, alterazioni dei mitocondri e una ridotta espressione dei fattori di trascrizione per la biogenesi mitocondriale. Lo studio ha evidenziato anche come il ripristino dei livelli di acidi grassi a catena corta (SCFA), e in particolare del butirrato, sia sufficiente a invertire l’atrofia, preservando la forza contrattile e riattivando l’efficienza energetica cellulare. 
Il butirrato, forse il principale dei SCFA, non funge solo da nutrimento locale per gli enterociti, ma fa molto di più. Agisce come un potente modulatore metabolico: penetrando nel flusso ematico, promuove l’espressione di PGC-1α (l’attivatore trascrizionale della biogenesi mitocondriale) e sovraregola i livelli di proteine fondamentali come la mioglobina e gli enzimi della catena di trasporto degli elettroni. Per l’atleta, generare nuovi mitocondri significa aumentare la capacità ossidativa del muscolo, ottimizzare l’uso degli acidi grassi a scopo energetico, risparmiare il glicogeno muscolare e innalzare la soglia della fatica. E cosa chiedere di più? 
In questo caso il consiglio del farmacista può prendere due strade: la prima è la somministrazione di una miscela simbiotica composta da ceppi specializzati nella produzione di butirrato, come ad esempio si è rivelato essere il Bifidobacterium breve BR03 associato a piccole quantità (3-5 grammi al giorno) di fibre prebiotiche come i fruttoligosaccaridi (FOS) o inulina, stimolando la produzione endogena di SCFA. 
La seconda via è l’integrazione diretta di butirrato come ad esempio sottoforma di sodio butirrato o calcio butirrato. I dosaggi consolidati in letteratura per indurre un effetto sistemico e metabolico vanno da 1 a 2 grammi al giorno, frazionati ai pasti. 

Conclusione 
Il ruolo del farmacista nell’evoluzione della medicina dello sport si misura nella precisione del consiglio. 
L’obiettivo deve essere l’abbandono della dispensazione aspecifica dei “fermenti lattici” a favore di una prescrizione mirata e basata sulla specificità di ceppo, elevando così sia l’autorevolezza del professionista che al contempo dando un risultato concreto e dimostrato al suo cliente e paziente sportivo. 

Bibliografia
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Teglas T, Radak Z. “Probiotic supplementation for optimizing athletic performance: current evidence and future perspectives for microbiome-based strategies.” Nutrients. 2025; PMID: 40735239. 
Lahiri S, et al. “The gut microbiota influences skeletal muscle mass and function in mice.” Sci Transl Med. 2019 Jul 24;11(502):eaar5680.

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