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L'ESERCIZIO FISICO PRESCRITTO AL CARDIOPATICO

Analisi di criteri, intensità e modalità dell’esercizio aerobico e di forza
11 febbraio 2026
di Enio Di Pizio
Rif. rivista N1 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
L'ESERCIZIO FISICO PRESCRITTO AL CARDIOPATICO
Nel paziente cardiopatico l’attività fisica rappresenta uno strumento terapeutico fondamentale, purché prescritta in modo personalizzato e sicuro. Il contributo analizza criteri, intensità e modalità dell’esercizio aerobico e di forza, evidenziandone benefici e limiti, e sottolinea l’importanza di programmi strutturati inseriti nella continuità assistenziale per migliorare qualità di vita e prognosi.

Quando si parla di attività fisica nel cardiopatico essa, va intesa sempre e solo a scopo ricreativo o terapeutico, mai agonistico. Ciò che è richiesto al cardiopatico è di svolgere una certa quantità di lavoro fisico per ottenere, con il minor rischio possibile, un miglioramento della qualità di vita ed una migliore prognosi della propria malattia.
Nel paziente con cardiopatia nota, al fine di aumentare il più possibile la sicurezza del training, la prescrizione dell’esercizio fisico dovrà tenere conto, oltre al tipo e intensità dell’esercizio, alla progressione dei carichi lavorativi e alla frequenza/durata delle sedute di allenamento, anche di altri fattori: grado di istruzione del paziente, capacità individuali, presenza di comorbosità, grado di sorveglianza in palestra, tempistica del follow-up. 
In ultima analisi, l’esercizio prescritto deve essere commisurato alle reali possibilità del singolo
paziente, valutate mediante un’attenta analisi clinico-strumentale preliminare.
L’esercizio fisico, inoltre, dovrà rispettare le seguenti caratteristiche: modularità, facile misurabilità, scarsa componente tecnica, scarso impatto biomeccanico (gli esercizi non devono comportare sovraccarichi funzionali eccessivi per l’apparato locomotore). 
Da questo punto di vista, le attività fisico-sportive ideali sono quelle aerobiche ad impegno
cardiovascolare costante e ad intensità lieve-moderata, come la marcia, la corsa, il ciclismo.
Per ottenere il miglioramento dell’adattabilità cardiovascolare allo sforzo, l’esercizio fisico deve
essere di intensità pari al 60-75% della capacità aerobica massima (VO2 max) del soggetto. 
Questa corrisponde ad una frequenza cardiaca compresa tra il 70 e 85% di quella raggiunta al massimo dell’esercizio durante la valutazione funzionale iniziale. 
è stato però dimostrato che effetti cardiovascolari benefici possono essere ottenuti anche con carichi lavorativi di minore intensità. Con lavori di intensità superiore all’85 % della massima capacità aerobica, invece, il rischio di complicanze cardiovascolari correlato all’esercizio fisico appare superare i benefici. Esercizi fisici ad intensità elevata devono essere perciò prescritti solo in pazienti cardiopatici attentamente selezionati. 
In un recente passato, l’esercizio muscolare di potenza era ritenuto a rischio per il maggior incremento del consumo miocardico di O2, determinato dal lavoro contro resistenza.
Negli ultimi anni, tuttavia, consolidate esperienze riabilitative hanno dimostrato la sicurezza e
l’efficacia di questo tipo di training. Pertanto, nei programmi di allenamento del soggetto
cardiopatico, la fitness cardiorespiratoria va affiancata da una fitness muscolare.      
I requisiti fondamentali da rispettare sono caratterizzati da carichi muscolari non elevati, che prevedono uno sviluppo di forza sempre inferiore al 40-50% della Massima Contrazione Volontaria, con contemporaneo aumento della frequenza cardiaca inferiore al 70% della massimale. 
La metodologia di allenamento della forza muscolare nel cardiopatico è protesa non a sviluppare
l’ipertrofia e la forza veloce, ma piuttosto la forza resistente con esercizi di bassa intensità, numerose ripetizioni (da 13 a 15) e tempi di recupero tra le serie abbastanza prolungati (1’30” –
2’30”), in modo tale da determinare modestissimi aumenti delle resistenze periferiche.
Gli esercizi in palestra dovranno essere svolti con attrezzature e macchinari specifici e devono
essere programmati con serie, ripetizioni e carichi che favoriscono i fattori energetici. 
Le attrezzature e macchinari devono essere forniti di sistemi facilitanti e dotati di capacità di variazione dei carichi in modo da garantire una lenta progressione del lavoro. Sviluppare un programma di prescrizione dell’esercizio fisico a scopo terapeutico è sicuramente più impegnativo di un programma rivolto allo studio, controllo e follow up  di un atleta d’élite. Fare in modo che tale programma, che si inserisce all’interno della Continuità Assistenziale, si sviluppi uniformemente nel nostro Paese è ancora più complicato, in quanto richiede la partecipazione proattiva (enpowerment) dei soggetti portatori di interesse (stakeholder), in modo da orientare i decisori (decision maker) nelle scelte di politiche socio-sanitarie.
Con l’azione propositiva e attiva del cittadino–utente del SSN si riesce a migliorare le qualità delle cure ed orientare le scelte strategiche per la promozione della salute. 

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