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LA SALUTE NEL TEMPO DELL'INCERTEZZA

La farmacia, punto di osservazione privilegiato
11 febbraio 2026
di Alessandro Fornaro
Rif. rivista N1 | NUOVO COLLEGAMENTO 2026
LA SALUTE NEL TEMPO DELL'INCERTEZZA
Quando il mondo esterno viene percepito come instabile, ciò che resta governabile è innanzitutto il corpo. La cura della salute diventa allora non solo una necessità sanitaria, ma uno spazio di controllo, protezione e rassicurazione in un contesto segnato dall’incertezza.

C’è una parola che attraversa con sempre maggiore insistenza il dibattito pubblico, le analisi economiche, le riflessioni sulla sanità e, sempre più spesso, anche le conversazioni quotidiane: fragilità. La si percepisce nei contesti internazionali, nelle preoccupazioni per l’ambiente, ma anche nella fiducia rispetto ai sistemi di welfare. Inoltre, l’incertezza non è più soltanto una condizione esterna, ma un’esperienza che si riflette direttamente sul modo in cui le persone percepiscono il proprio futuro, la propria salute, la propria sicurezza.
È dentro questo scenario che si colloca l’indagine realizzata da Eikon Strategic Consulting Italia in occasione della Social Sustainability Week, che restituisce l’immagine di un Paese consapevole delle grandi connessioni - tra ambiente, benessere e sviluppo - ma al tempo stesso attraversato da una percezione profonda di vulnerabilità.
L’indagine, condotta su un campione di oltre 2000 persone comprese tra i 17 e i 75 anni di età, ci offre dati eloquenti: quasi nove italiani su dieci dichiarano di guardare con paura al futuro del pianeta, oltre l’80% teme per quello del Paese e più di sette persone su dieci vivono con ansia il proprio domani personale. Sono quindi presenti, simultaneamente, tre livelli diversi - globale, collettivo e individuale – che convergono in un’unica sensazione di instabilità. Non sorprende, in questo contesto, che il 62,4% degli intervistati ritenga che il proprio futuro dipenda soprattutto da fattori economici incontrollabili: un dato che misura con precisione la distanza percepita tra impegno individuale e possibilità reali di governo della propria vita.
Nell’analisi, quando agli italiani viene chiesto cosa significhi, concretamente, sostenibilità sociale, le risposte disegnano una gerarchia molto chiara. 
La lotta alla povertà, indicata dal 49% del campione, la tutela della salute e del benessere, ritenuta essenziale dal 48%, e la garanzia di un lavoro dignitoso, segnalata dal 33%, rappresentano i tre pilastri su cui si costruisce oggi l’idea di sviluppo sostenibile. Non compaiono temi astratti o lontani: emergono bisogni primari, legati alla protezione delle persone, alla stabilità delle condizioni di vita, alla possibilità di accedere alle cure.

La tutela della salute
La centralità della salute è confermata anche da un altro dato: il 92% degli italiani riconosce un legame diretto tra ambiente e benessere. La dimensione sanitaria viene quindi percepita come il punto di incontro tra scelte collettive, condizioni esterne e destino individuale. 
Ma è proprio su questo terreno che affiorano le maggiori inquietudini.
Il rapporto con il Servizio sanitario nazionale appare infatti segnato da una fiducia solo parziale. Il 46% degli intervistati dichiara di avere fiducia nel Ssn, mentre il 54% esprime scetticismo o sfiducia. Una distanza che non riguarda tanto la qualità professionale - il 58% giudica preparato il personale sanitario - quanto la tenuta del sistema. 
L’81% ritiene insufficiente il numero degli operatori, segnalando una percezione diffusa di sotto-dimensionamento rispetto ai bisogni reali della popolazione.
Questa fragilità percepita si traduce in scelte e aspettative molto concrete. 
Oltre la metà del campione considera ormai indispensabile una assicurazione sanitaria integrativa, e il 67% ritiene inevitabile il ricorso alla sanità privata. È un passaggio culturale rilevante: la tutela della salute viene sempre meno vissuta come un orizzonte garantito e sempre più come un ambito in cui ciascuno deve costruirsi reti di protezione aggiuntive.

Cresce l’attenzione 
al privato
Parallelamente, l’indagine segnala un ampliamento delle aspettative del pubblico verso soggetti diversi dalle istituzioni tradizionali, chiamati sempre più spesso a colmare spazi percepiti come scoperti, soprattutto sul piano del benessere. Oltre la metà degli italiani (54%) dichiara di provare interesse o speranza nei confronti di chi parla di sostenibilità, segno che questo linguaggio intercetta un bisogno reale. 
È significativo che, tra le dimensioni considerate più rilevanti, l’attenzione alla salute e al benessere emerga con forza. Ancora più esplicito è il dato relativo alla sfera psicologica: il 61% degli intervistati ritiene che dovrebbero essere promossi servizi di supporto psicologico, a fronte di una percezione di offerta ancora molto limitata. 
Un’indicazione chiara di come il disagio e la prevenzione non siano più temi marginali, ma componenti strutturali della domanda di salute.

Dal progetto sociale, alla protezione individuale
Nel loro insieme, questi dati sembrano suggerire qualcosa che va oltre la somma delle singole percentuali. 
La sostenibilità sociale, così come viene percepita, tende sempre meno a configurarsi come un progetto collettivo e sempre più come una gestione individuale della vulnerabilità. 
La salute e il benessere emergono come bisogni centrali, ma spesso declinati in chiave personale, difensiva, quasi privata: proteggersi, garantirsi accesso, costruire reti di sicurezza proprie. 
L’ansia per il futuro - del pianeta, del Paese, della propria vita – resta elevata, ma fatica a tradursi in un orizzonte condiviso, in una dimensione del “noi”. 
Quando la percezione dominante è che il futuro dipenda da fattori incontrollabili, ciò che rimane governabile è soprattutto il proprio corpo, con i suoi equilibri fragili, i suoi segnali, le sue richieste di tutela.
Per chi opera nei presìdi sanitari territoriali, questa lettura non è neutra. Intercettare oggi la domanda di salute significa sempre più spesso entrare in contatto con bisogni che non sono solo clinici, ma anche simbolici: richieste di rassicurazione, orientamento, continuità, prossimità. 
In questo senso, la farmacia si colloca in un punto di osservazione privilegiato, dove l’individualizzazione dei bisogni incontra ancora uno spazio collettivo di accesso. 
Non come semplice luogo di erogazione di servizi, ma come interfaccia tra fragilità personali e dimensione pubblica della salute. 
È anche su questo terreno che si gioca oggi una parte rilevante della sostenibilità sociale.

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