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INTEGRATORI E OTC - EQUILIBRIO INSTABILE PER LE FARMACIE

Nel retro della farmacia, poco dopo l’orario di chiusura, il silenzio prende possesso degli scaffali. È un momento che non appartiene ai clienti né alle urgenze, ma al pensiero. A quel tipo di riflessione che si fa solo quando cala il rumore del giorno e resta il suono secco della carta delle ricevute e la luce fioca del neon.
15 luglio 2025
di Alessandro Fornaro
Rif. rivista N5 | NUOVOCOLLEGAMENTO 2025
INTEGRATORI E OTC - EQUILIBRIO INSTABILE PER LE FARMACIE

Nel retro della farmacia, poco dopo l’orario di chiusura, il silenzio prende possesso degli scaffali. È un momento che non appartiene ai clienti né alle urgenze, ma al pensiero. A quel tipo di riflessione che si fa solo quando cala il rumore del giorno e resta il suono secco della carta delle ricevute e la luce fioca del neon.
Ogni confezione al suo posto, ogni prodotto con la sua promessa. Ma dietro l’apparente ordine di bustine, compresse, flaconi e blister, si muove qualcosa di più complesso: un cambiamento profondo che riguarda l’intero mercato degli integratori e dei farmaci da banco, e che sta costringendo le farmacie a ridefinire il proprio ruolo, il proprio modello di sostenibilità, le strategie per restare credibili e competitive.
Non è una rivoluzione improvvisa. È l’inizio di un’erosione silenziosa, ma costante. E ha già tre aspetti ben riconoscibili.


1. La pressione del prezzo
Da qualche anno a questa parte, il prezzo del prodotto che si desidera acquistare è diventato il primo criterio di scelta per molti consumatori. Non l’efficacia, non la fiducia, non il consiglio del farmacista, magari su alternative più efficaci e in linea con la specifica situazione da affrontare. Ma l’euro in meno. Lo sconto. Il confronto diretto da fare anche subito, con lo smartphone in mano.
Parafarmacie di catena, marketplace, siti specializzati: i nuovi canali digitali hanno ridefinito il concetto stesso di concorrenza. Vendono a margini più bassi, spingono le vendite con algoritmi e campagne massive, e sanno attrarre volumi attraverso politiche commerciali aggressive. Di fronte a questo scenario, la farmacia territoriale rischia di restare schiacciata, soprattutto se tenta di reagire con le stesse armi: abbassare i prezzi, rincorrere le offerte, imitare dinamiche che non può sostenere.
Non è mai stato il nostro mestiere fare  la differenza sul prezzo. Del resto, il nostro valore non è nel prezzo, ma nella relazione. Nella qualità della selezione. Nella capacità di orientare. È qui che si gioca la vera differenza: non nella corsa al ribasso, ma nella costruzione del valore.


2. Il labirinto delle referenze
Ma come valorizzare questa relazione nel consiglio e nella proposta di integratori e Otc? C’è stato un tempo in cui i prodotti si distinguevano chiaramente gli uni dagli altri per funzione, dosaggio, posologia. Oggi no. Oggi un singolo principio attivo o componente può esistere in decine di versioni leggermente modificate: per uomini, per donne, per over 60, per sportivi, per lavoratori stanchi, per chi dorme poco o per chi ha bisogno di concentrazione. Pensiamo al magnesio, alle vitamine del gruppo B, ai Fans e potremmo portare ad esempio mille altri componenti e principi attivi.
Una moltiplicazione compulsiva di confezioni che fatica a ricavarsi il proprio spazio nei scaffali e negli espositori. Prodotti simili tra loro se non uguali, con differenze spesso motivate da minime variazioni nella composizione o nel formato. Capsule, bustine, flaconcini, blister: lo stesso prodotto, moltiplicato per quattro o cinque varianti. Confezioni da 12, 24 o 36 buste, con e senza gadget incluso. Versioni Plus, Vis, Sport, Mega, Booster e fantasia cantando. Il magazzino si gonfia, la rotazione rallenta, e il farmacista si ritrova a gestire un assortimento più vasto, ma meno efficiente.
A tutto questo si aggiungono pressioni commerciali che incentivano l’inserimento di ulteriori referenze, anche quando il dato di vendita suggerirebbe il contrario. In molti casi si perde il controllo, e il banco si trasforma in una vetrina sempre più affollata, sempre meno leggibile.

3. Prezzi in salita, pazienti in ritirata
L’altro grande paradosso è che, mentre da un lato il prezzo è diventato l’ossessione del cliente, dall’altro il costo medio dei prodotti continua ad aumentare. Lentamente, ma in modo costante.
Gli integratori, una volta percepiti come strumenti accessibili di prevenzione, cominciano a diventare onerosi. Soprattutto per chi ne fa un uso continuativo. Il risultato? Una parte della popolazione, già messa in difficoltà dall’inflazione e dal caro vita, comincia a rinunciare anche a ciò che un tempo era routine: il controllo periodico, il sostegno stagionale, la piccola cura quotidiana.
L’effetto non è solo commerciale, ma anche sanitario. E chi lavora in farmacia lo vede ogni giorno: clienti che smettono di acquistare, che cercano l’alternativa più economica, che scelgono il “niente” perché costa zero.

La questione centrale: chi detta le regole oggi?
Tutti questi fenomeni hanno un’origine comune, spesso taciuta, ma oggi impossibile da ignorare: il rapporto tra farmacie e aziende.
Per anni è stato raccontato come una partnership, ovvero una relazione tra professionisti, fondata su dialogo, confronto, alleanza. Il farmacista e il rappresentante: due figure che si incontrano con regolarità, che si conoscono, che condividono una storia fatta di stagionalità, listini, piccoli favori, pacche sulle spalle, caffè presi al bar, magari raccontandosi delle vacanze. 
Un equilibrio umano, spesso autentico.
Ma dietro questa ritualità, la struttura è cambiata.
Le aziende hanno stretto gli obiettivi, moltiplicato i target, verticalizzato le pressioni. I rappresentanti restano, ma sempre più spesso devono vendere volumi che non si giustificano con la domanda reale. I premi, i budget, le soglie - tutto ruota attorno al sell-in, non al sell-out. Tutto ruota attorno all’immissione di prodotto nel canale, non alla sua reale rotazione.
Le farmacie, così, non sono più interlocutori. Sono clienti. E in certi casi, semplici numeri. Vettori di sell-in da saturare, per rispettare forecast trimestrali definiti da headquarters lontane, dove nessuno conosce i tempi, le rotazioni e le esigenze di una farmacia di provincia italiana.
La complicità tra farmacista e agente resta, a volte, sincera. Ma è sempre più spesso il retaggio di un modello che non esiste più. Un residuo affettivo. Un ricordo operativo.
Le farmacie devono domandarsi, senza ambiguità: a chi interessa davvero la loro sostenibilità?
Quali aziende condividono visione, e quali semplicemente scaricano stock?
La differenza è sostanziale: un partner costruisce, un fornitore pressa.

Quali strategie per non restare a guardare
In questo scenario, serve una reazione. E non emotiva, ma strategica. Le farmacie non possono trasformarsi in contoterzisti della distribuzione. Devono ritornare ad avere voce, ad agire per scelte, non per inerzia.
Nessuno ha la soluzione, al momento. Ma le strategie possibili non si discostano di molto da mettere in campo le seguenti alternative.
1. Ridurre l’assortimento per aumentare la rotazione.
Fare selezione. Avere meno prodotti, ma scelti con coerenza, valore e logica di utilizzo. Tagliare non solo ciò che non gira, ma anche ciò che è palesemente una copia di qualcosa che già trattiamo. Smettere di accettare tutte le referenze “di sistema”. 
Sviluppare un criterio, una visione dell’acquisto dei prodotti, pensando che poi, in fin dei conti, saranno anche loro a rappresentarci agli occhi degli clienti.
2. Costruire valore, non rincorrere il prezzo.
Proporre pacchetti su misura. 
Accompagnare il prodotto con una consulenza. 
Aumentare la qualità dell’interazione. 
Portare il cliente a capire, non solo a risparmiare. Aiutarlo a fare ordine, lui consumatore finale, in questa moltiplicazione dell’offerta.
3. Valutare con attenzione le collaborazioni con le aziende.
Scegliere con chi lavorare. 
Con chi vale la pena costruire un progetto. Non tutte le aziende sono uguali. Non tutti i prodotti meritano spazio. La farmacia deve tornare a selezionare - e a farsi rispettare.
4. Valutare linee a marchio proprio.
Sempre più farmacie stanno facendo questa scelta. Integratori e OTC personalizzati, con qualità controllata e margini più alti. Un’identità più forte. 
Una risposta concreta alla concorrenza.
5. Leggere i dati, agire con metodo.
Conoscere le proprie performance. I prodotti che ruotano, i margini che tengono, le scorte che rallentano. 
Ogni decisione commerciale va guidata dai numeri. 
Queste appena elencate sono solo possibili strategie per affrontare il cambiamento senza subirlo eccessivamente. 
Ce ne saranno di certo altre, diverse e più efficaci ma, nonostante  la messa in campo di qualsivoglia accortezza, il mercato degli integratori e degli OTC non tornerà com’era. La farmacia che vuole restare rilevante non deve inseguire. 
Deve tornare a decidere, a scegliere, a costruire.
Non si tratta di vendere di più: si tratta di vendere meglio.
Non si tratta di essere competitivi: si tratta di essere sostenibili.
Non si tratta di conservare un ruolo, ma di ritrovarne uno nuovo.
E il momento per farlo, per cambiare passo è proprio adesso.

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