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GENERAZIONE Z E SALUTE MENTALE
di Paolo Levantino
Un’indagine internazionale promossa da UNICEF ha coinvolto oltre 5.500 giovani della Generazione Z in sette Paesi, con l’obiettivo di valutare la percezione dell’impatto degli eventi globali sul benessere psicologico e l’accesso alle risorse di supporto.
Sempre connessi, ma più vulnerabili
La Gen Z si informa più di chiunque altro, ben il 74% consulta notizie online almeno una volta alla settimana. Tuttavia, questa esposizione continua non rassicura, anzi sei giovani su dieci (60%) dichiarano di sentirsi sopraffatti da notizie ed eventi legati alla propria comunità o allo scenario globale.
Chi prova questo senso di sovraccarico mostra livelli di benessere psicologico più bassi e una minore fiducia nella possibilità di controllare il proprio futuro. In altre parole, l’eccesso di informazioni, spesso negative o allarmanti, finisce per aumentare stress, ansia e senso di impotenza.
Persistenza dello stigma e difficoltà di orientamento
Nonostante si parli sempre più di salute mentale, il tema resta delicato. Circa il 41% dei ragazzi percepisce ancora stigma verso chi affronta apertamente queste difficoltà a scuola o sul lavoro.
Ma il dato più critico riguarda l’orientamento ai servizi: solo il 52% sa dove trovare risorse o punti di riferimento per il supporto psicologico. Quasi un giovane su due, quindi, non saprebbe a chi rivolgersi. Il bisogno, però, è reale: circa il 40% ha dichiarato di aver sentito la necessità di aiuto per la propria salute mentale, percentuale che sale tra le ragazze e nei giovani adulti.
Strategie di coping non sempre efficaci
Molti giovani adottano strategie autonome per gestire il disagio, come ascoltare musica, dormire di più o trascorrere tempo con amici e familiari. Tuttavia, solo poco più della metà ritiene davvero efficaci queste azioni. Una quota rilevante ricorre anche a comportamenti meno salutari, come aumentare il tempo trascorso sullo smartphone o il cosiddetto “doom scrolling”, con il rischio di alimentare ulteriormente l’ansia.
Il ruolo di intercettazione precoce del farmacista
In questo scenario la farmacia di comunità rappresenta un presidio di prossimità strategico, dove il disagio giovanile emerge spesso in modo indiretto attraverso insonnia, nervosismo, disturbi somatici o richieste ricorrenti di prodotti per stress e riposo. La facilità di accesso e il rapporto di fiducia consentono al farmacista di riconoscere precocemente i segnali di disagio e intercettare eventuali campanelli d’allarme. Anche un breve colloquio al banco e semplici consigli sugli stili di vita possono favorire una gestione più consapevole del problema. In presenza di specifiche criticità, il paziente può essere tempestivamente indirizzato al medico o allo specialista.
Fonte: UNICEF – Perceptions of Youth Mental Health Report 2025 https://www.unicefusa.org/sites/default/files/2025-07/UNICEF-report-Understanding-Mental-Health-Impact-GenZ-2025.pdf




