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FUNZIONI COGNITIVE E INTEGRATORI ALIMENTARI
Negli ultimi anni la salute mentale è passata da tema “di nicchia” a priorità quotidiana, anche al banco della farmacia.
Non sorprende quindi che il mercato dei prodotti dedicati a funzione cognitiva e tono dell’umore stia vivendo una forte espansione: secondo dati Euromonitor, nel 2025 gli integratori orientati a queste aree raggiungono in Europa circa 940 milioni di euro, pari all’8,3% del fatturato del comparto, con una crescita media annua (CAGR) intorno al 4%. Germania e Italia guidano il trend, con quote rispettivamente del 25% e del 18%. In questo scenario l’offerta si amplia rapidamente: accanto a vitamine del gruppo B e minerali, troviamo una presenza sempre più marcata di ingredienti botanici, spesso proposti con claim legati a stress, stanchezza mentale, attenzione e performance [1] Per orientarsi con criterio, vale la pena ricordare “chi” stiamo cercando di supportare.
Il cervello è una creazione straordinaria: una rete complessa fatta di centinaia di miliardi di neuroni interconnessi da trilioni di sinapsi. Proprio per questa complessità, qualunque processo che alteri l’equilibrio (omeostasi) cerebrale - dalla neurodegenerazione a forme di disregolazione funzionale - può riflettersi non solo su memoria, concentrazione e umore, ma sul benessere generale dell’organismo.
Nella pratica, i segnali di una “fatica” cerebrale sono estremamente comuni: molti pazienti riferiscono con frequenza annebbiamento mentale, difficoltà di concentrazione, cali di memoria, cefalea, irritabilità e affaticamento.
Spesso, alla base, c’è uno stile di vita poco favorevole: alimentazione sbilanciata, sonno insufficiente, stress cronico, sedentarietà.
Da qui nasce la domanda che il farmacista si trova a gestire ogni giorno: cosa possiamo fare, in modo concreto e realistico, per contrastare questa condizione?
E quali nutrienti hanno davvero un ruolo chiave nel sostenere le funzioni cerebrali?
C’è poi un dato fisiologico che aiuta a capire perché l’approccio “nutrizionale” abbia senso: sebbene il cervello rappresenti solo una piccola frazione del peso corporeo (circa il 2–3%), riceve una quota molto elevata di flusso ematico e ossigeno e, soprattutto, è un organo energeticamente costoso. Da solo può arrivare a consumare circa un quinto del dispendio energetico quotidiano: su 2.000 kcal al giorno, parliamo di circa 400 kcal destinate a mantenere attivi i circuiti neuronali. Non è difficile “raggiungere” queste calorie, ma è qui che entra in gioco l’aspetto decisivo: la qualità dei nutrienti [2]
Questa richiesta energetica, però, ha un rovescio della medaglia: il cervello è anche una struttura altamente sensibile. Le membrane neuronali sono ricche di acidi grassi polinsaturi (PUFA), facilmente soggetti a perossidazione; le difese antiossidanti endogene sono relativamente limitate; il turnover cellulare è basso; e l’attività metabolica intensa favorisce la produzione di specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto. Il risultato è una vulnerabilità intrinseca al danno ossidativo e nitrosativo, che può contribuire a peggiorare performance cognitive, resilienza allo stress e, più in generale, la “tenuta” funzionale nel tempo [3]. È su queste basi - domanda crescente, ampiezza dell’offerta e fisiologia del cervello - che diventa utile impostare un ragionamento pratico per la farmacia: quali evidenze supportano i diversi nutrienti e botanici, quali profili di paziente possono beneficiarne e con quali cautele nella scelta e nel consiglio.
Cosa intendiamo per “funzione cognitiva”
Per dare un perimetro chiaro a ciò che definiamo “funzione cognitiva” (e quindi a cosa possono realisticamente aspirare gli interventi nutrizionali), è utile richiamare l’impostazione proposta nel DSM-5 per i disturbi neurocognitivi: la cognizione viene descritta attraverso sei domini di base - funzioni percettivo-motorie, linguaggio, apprendimento e memoria, cognizione sociale, attenzione complessa, funzioni esecutive - ciascuno articolato in sottodomini che aiutano a inquadrare il profilo di difficoltà e a monitorarne l’evoluzione nel tempo [4].
Dentro questa cornice, il farmacista si trova spesso davanti a richieste che non sono “diagnosi”, ma bisogni percepiti: “mi sento più distratto”, “non riesco a concentrarmi come prima”, “mi stanco mentalmente”, “ho la memoria corta”. Sono lamentele che ricadono soprattutto nei domini di attenzione complessa (sostenere e selezionare l’attenzione, resistere alle interferenze), funzioni esecutive (pianificazione, inibizione, flessibilità cognitiva) e, talvolta, apprendimento e memoria. Avere in mente questi domini aiuta a tradurre un claim generico (“per la mente”) in un obiettivo più concreto e valutabile.
Polifenoli: tra vascolarizzazione e plasticità
Sul fronte delle evidenze, i polifenoli sono tra le classi più studiate in relazione a vascolarizzazione cerebrale, stress ossidativo e plasticità sinaptica [5]. In un trial clinico randomizzato, crossover, in doppio cieco e controllato con placebo condotto su 92 adulti, l’assunzione quotidiana per 16 settimane di un nutraceutico in capsule a base di concentrati di frutta, verdura e frutti di bosco (ricco di composti fenolici) è stata associata, rispetto al placebo, a un miglioramento di alcune misure di performance cognitiva (in particolare test legati a attenzione selettiva/inibizione e abilità cognitive globali) e a un incremento di biomarcatori plasmatici collegati a neuroplasticità e neuroprotezione come BDNF e CREB, con correlazioni positive tra livelli dei biomarcatori e risultati ai test. [6].
Accanto agli studi “di medio periodo”, esistono anche evidenze acute più immediate sul versante vascolare. Un esempio interessante è l’impiego di flavanoli del cacao: uno studio con neuroimaging ha mostrato che, in adulti sani di 55–65 anni, una singola assunzione di cacao ricco di flavanoli (dose nell’ordine dei ~500 mg, paragonabile a circa 25 g di cioccolato fondente ad alta percentuale) può aumentare entro circa 2 ore la perfusione/il flusso sanguigno in alcune aree cerebrali specifiche, rispetto a una condizione a basso contenuto di flavanoli. Il messaggio pratico non è “il cacao cura la memoria”, ma che alcune matrici ricche di flavanoli possono influenzare in tempi brevi la componente neurovascolare, uno dei tasselli che sostengono la performance cognitiva [7].
Ingredienti con evidenze cliniche più solide: una selezione pratica
Sulla base delle evidenze disponibili, alcuni composti risultano particolarmente interessanti [8]:
• Vitamine del gruppo B (B1, B2, B6, B9, B12): supportano metabolismo energetico neuronale, sintesi di neurotrasmettitori e metilazione; utili soprattutto in caso di possibile carenza (dieta, età, malassorbimento) [9];
• Minerali (magnesio, zinco, ferro):
Mg per equilibrio neuro-muscolare, stress e qualità del sonno; Zn per funzione sinaptica; Fe per ossigenazione ed energia (integrare con criterio se c’è sospetto di carenza). Occhio alle forme, perché non tutte sono equivalenti; il magnesio L-treonato è spesso citato per il razionale di una maggiore disponibilità a livello del SNC rispetto ad altre forme [10].
• Ginkgo biloba: tra i botanicals più studiati; supporto legato a microcircolo cerebrale e modulazione neurotrasmettitoriale.
In letteratura si trovano spesso estratti standardizzati (es. EGb 761).
• Panax ginseng: adattogeno “classico”; interessante su fatica mentale e performance, con lunga tradizione d’uso.
• Bacopa monnieri: “medhya rasayana” ayurvedico; impiegata per memoria/apprendimento; preferire estratti standardizzati (es. Bacognize).
• Omega-3 (EPA/DHA): componenti strutturali delle membrane neuronali; supporto a integrità di membrana e funzioni cognitive, soprattutto con scarso apporto dietetico.
• Fosfatidilserina: fosfolipide di membrana; supporta comunicazione neuronale e funzione cognitiva.
• Tè verde (Camellia sinensis, catechine): polifenoli con razionale su stress ossidativo e supporto del tono mentale; utili formulazioni standardizzate.
• Citicolina (CDP-colina, es. Cognizin): precursore di colina e citidina; favorisce la sintesi di fosfolipidi di membrana (es. fosfatidilcolina) e supporta struttura neuronale e neurotrasmissione; studiata soprattutto nel declino cognitivo lieve e nel supporto “neuro” di medio periodo.
• Ashwagandha (Withania somnifera): pianta ayurvedica con evidenze soprattutto su stress, ansia lieve e qualità del sonno, favorendo rilassamento e benessere psicologico. In ottica di qualità e riproducibilità dei dati, è preferibile orientarsi su estratti standardizzati di radice, come KSM-66®.
Conclusioni: l’orizzonte del microbiota e il timing del supporto
Nel primo articolo dedicato a questo tema ho presentato una panoramica di composti con evidenze scientifiche a supporto della modulazione delle capacità cognitive.
Il tema resta affascinante e, con ogni probabilità, lo diventerà ancora di più nei prossimi anni se consideriamo il ruolo sempre più centrale del microbiota.
Oggi, infatti, la relazione intestino–cervello non è più una semplice suggestione: si osservano correlazioni tra profilo del microbiota, segnali neurochimici e alcuni aspetti della performance cognitiva, aprendo un livello di lettura nuovo anche per il consiglio in farmacia.
Uno dei punti più interessanti riguarda proprio i botanicals. Molti composti vegetali, assunti “tal quali”, attraversano la barriera ematoencefalica solo in misura limitata. Sempre più spesso si ipotizza che una parte dei benefici derivi non tanto dalla molecola originale, quanto dai metaboliti prodotti a livello intestinale.
E qui entra in gioco una variabile decisiva: non tutti metabolizziamo allo stesso modo, perché non tutti abbiamo lo stesso microbiota e le stesse capacità enzimatiche.
Un esempio emblematico è il melograno.
È ricco di ellagitannini, molecole molto interessanti dal punto di vista biologico ma scarsamente assorbite nella loro forma originaria.
A livello intestinale possono essere trasformate in composti più piccoli, le urolitine, che risultano più biodisponibili e potenzialmente in grado di raggiungere anche il sistema nervoso centrale. Il punto cruciale, però, è che non tutta la popolazione possiede un microbiota “capace” di produrre urolitine in modo efficace: di conseguenza, non possiamo attenderci lo stesso livello di risposta in tutti i soggetti, a parità di integratore e dose [11].
Questo ragionamento aiuta anche a mettere ordine nelle aspettative: quando parliamo di integratori per la funzione cognitiva, difficilmente possiamo aspettarci un effetto “aspirin-like”, rapido e percepibile in poche ore.
Più realisticamente, si tratta di interventi che richiedono tempo e che agiscono con modalità pleiotropiche, sostenendo più vie in parallelo (stress ossidativo, infiammazione di basso grado, neurotrasmissione, perfusione, plasticità) [12].
In ottica preventiva, il consiglio più sensato è iniziare “prima che serva davvero”: idealmente, la cura della salute cerebrale dovrebbe diventare un obiettivo tra i 30 e i 40 anni, ben prima che compaiano difficoltà evidenti nella vita quotidiana. È spesso in questa fase che stress ossidativo e sovraccarico mentale iniziano a influenzare in modo sottile l’efficienza cognitiva, anche quando all’esterno tutto sembra “normale”. Per chi ha una familiarità per problematiche cognitive, un approccio precoce è ancora più rilevante. Detto questo, non è mai troppo tardi: anche tra i 60 e i 70 anni interventi nutrizionali ben impostati possono offrire un supporto utile, soprattutto se inseriti in una strategia più ampia che includa alimentazione, sonno, attività fisica e gestione dello stress.
Bibliografia
[1] «Mind health market targets rising consumer stress and fatigue,» [Online]. Available: https://www.nutraingredients.com/Article/2025/10/22/mind-health-supplement-market-targets-rising-consumer-stress-and-fatigue/.
[2] «Nootropics and the Era of Cognitive Performance: A recap from “The Outlook on Active Nutrition,» [Online]. Available: https://www.nutritionaloutlook.com/view/nootropics-and-the-era-of-cognitive-performance-a-recap-from-the-outlook-on-active-nutrition-#:~:text=The%20potential%20for%20nootropics%20in,between%20nutrition%20and%20cognitive%20function..
[3] S. Davinelli, M. Maes, C. Graziamaria, A. Zarrelli, D. C. Willcox e G. Scapagnini, «Dietary phytochemicals and neuro-inflammaging: from mechanistic insights to translational challenges,» 2016.
[4] C. Lorca e e. al., «Plant-derived nootropics and human cognition: A systematic review,» 2023.
[5] «Botanical nootropics and how they’re shaping the future of cognitive health innovation,» [Online]. Available: https://www.nutritionaloutlook.com/view/botanical-nootropics-and-how-they-re-shaping-the-future-of-cognitive-health-innovation.
[6] J. Á. Carrillo e e. al., «Impact of Polyphenol-Rich Nutraceuticals on Cognitive Function and Neuroprotective Biomarkers: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Trial,» 2025.
[7] D. Lamport e et.al., «The effect of flavanol-rich cocoa on cerebral perfusion in healthy older adults during conscious resting state: a placebo controlled, crossover, acute trial,» 2015.
[8] «The science of brain maintenance: A neurologist’s perspective,» [Online]. Available: https://www.nutritionaloutlook.com/view/the-science-of-brain-maintenance.
[9] «Vitamin B12 on the brain: the growing popularity of B12 in cognitive health and beyond,» [Online]. Available: https://www.nutritionaloutlook.com/view/vitamin-b12-on-the-brain-the-growing-popularity-of-b12-in-cognitive-health-and-beyond.
[10] «Magnesium L-threonate may boost cognitive performance and improve sleep,» [Online]. Available: https://www.nutraingredients.com/Article/2026/01/16/magtein-magnesium-l-threonate-may-boost-cognitive-performance-and-improve-sleep/.
[11] C. Luo e et.al, «Interactions between Gut Microbiota and Polyphenols: New Insights into the Treatment of Fatigue,» 2022.
[12] «Emerging science on dietary supplements and brain health,» [Online]. Available: https://www.nutritionaloutlook.com/view/emerging-science-on-dietary-supplements-and-brain-health.




