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FUMO A BASSE DOSI: UN RISCHIO SOTTOVALUTATO
Una recente analisi pubblicata su PLOS Medicine, realizzata dalla Cross-Cohort Collaboration, ha raccolto e armonizzato i dati provenienti da ventidue coorti prospettiche, per un totale di oltre 323.000 partecipanti seguiti fino a vent’anni.
Aumento del rischio anche con poche sigarette al giorno
I risultati dimostrano in modo chiaro che il consumo di tabacco a basse dosi non è affatto innocuo. Nei fumatori che consumano da due a cinque sigarette al giorno, il rischio cardiovascolare aumenta in modo netto, con un hazard ratio pari a 1.57, equivalente a un incremento del 57% rispetto ai non fumatori, mentre la mortalità totale mostra un HR di 1.60, ossia un aumento del 60%.
Anche con meno di una sigaretta al giorno alcuni esiti, come lo scompenso cardiaco, raggiungono hazard ratio superiori a 2.0, con un raddoppio del rischio. Il quadro generale conferma che non esiste un livello di consumo “sicuro”, poiché l’apparato cardiovascolare risponde negativamente anche a minimi livelli di esposizione.
Impatto nei fumatori abituali
All’aumentare dell’intensità del consumo, il rischio cresce ulteriormente. Tra i fumatori che consumano 11–15 sigarette al giorno, l’hazard ratio per le malattie cardiovascolari raggiunge 1.87, pari a un incremento dell’87% rispetto ai non fumatori, mentre la mortalità totale presenta un HR di 2.30, cioè un rischio che supera del 130% quello dei non fumatori. La ricerca evidenzia, inoltre, che le donne fumatrici presentano un rischio più elevato rispetto agli uomini, per alcuni esiti cardiovascolari, come il rischio di infarto, per il quale l’hazard ratio è pari a 2.17 (equivalente a un incremento del 117%).
Associazione non lineare tra esposizione cumulativa e rischio
I ricercatori sottolineano che la relazione tra esposizione cumulativa e rischio non è lineare.
I primi venti pack-years rappresentano infatti la fase in cui l’aumento dell’hazard ratio è più marcato; superata questa soglia, il rischio continua a crescere, ma con un incremento progressivamente meno accentuato, sottolineando che il danno cardiovascolare si sviluppa precocemente, già nelle prime fasi della storia di fumo.
Differenze tra le generazioni di fumatori
I fumatori arruolati dopo il 2001 mostrano rischi più elevati rispetto a quelli appartenenti alle coorti precedenti. La mortalità totale, ad esempio, raggiunge un HR di 2.44 (aumento del 144%), rispetto a un HR di 2.05 osservato nelle coorti più datate.
Le cause non sono ancora completamente comprese, ma potrebbero includere variazioni nella composizione delle sigarette, peggioramento del profilo metabolico o un maggiore carico di comorbidità nelle popolazioni più recenti.
Benefici della cessazione del fumo
I risultati sottolineano che la cessazione porta a benefici significativi.
Nei primi dieci anni di astinenza il rischio si riduce in modo marcato per la maggior parte degli esiti analizzati, continuando a diminuire progressivamente anche oltre.
Dopo vent’anni senza sigarette, gli ex fumatori un rischio cardiovascolare più basso di oltre l’80% rispetto ai fumatori attuali, con hazard ratio che si avvicinano a valori prossimi ai non fumatori, spesso nell’intervallo 1.05–1.10, corrispondente a un incremento residuo tra il 5% e il 10%.
L’unica eccezione rilevante è la fibrillazione atriale, per la quale la riduzione del rischio avviene più lentamente ma continua a migliorare anche dopo quarant’anni di cessazione.
L’età in cui si smette di fumare influisce sul recupero: chi interrompe prima dei sessant’anni beneficia di una normalizzazione del rischio più rapida, spesso entro venti–venticinque anni. Tuttavia, miglioramenti significativi si osservano a ogni età, confermando che smettere di fumare è sempre vantaggioso.
Conclusioni
Nel complesso, i risultati della Cross-Cohort Collaboration offrono una conferma solida e inequivocabile: non esiste un livello di esposizione al fumo che possa essere considerato sicuro. Anche il consumo di pochissime sigarette al giorno comporta un incremento rilevante del rischio cardiovascolare e di mortalità, mentre il danno si manifesta rapidamente già nelle prime fasi della storia di fumo. Allo stesso tempo, lo studio evidenzia come la cessazione rappresenti un intervento altamente efficace in ogni fase della vita, capace di ridurre in modo consistente e progressivo il carico di rischio, fino a valori prossimi a quelli dei non fumatori.
Fonte: https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1004561




