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BIOMARCATORI EMATICI
Lo studio, condotto dalla Chalmers University of Technology e dall’Oslo University Hospital e pubblicato su npj Parkinson’s Disease, ha utilizzato dati trascrittomici longitudinali provenienti dal sangue di soggetti sani, individui in fase prodromica e pazienti con Parkinson conclamato.
L’obiettivo era individuare firme molecolari capaci di distinguere i soggetti a rischio prima che si verificasse una perdita significativa di neuroni dopaminergici.
Individuata una finestra temporale precoce
I risultati mostrano che i pattern di espressione genica legati alla riparazione del DNA e alla risposta allo stress permettono di distinguere con elevata accuratezza i soggetti prodromici dai sani, mentre tali differenze risultano meno evidenti nei pazienti con malattia già conclamata
Ciò suggerisce l’esistenza di una “finestra di opportunità” biologica, in cui i cambiamenti molecolari sono temporaneamente più marcati e quindi rilevabili. Quando compaiono i sintomi motori, infatti, il 50–80% dei neuroni coinvolti è già danneggiato, rendendo più difficile intervenire efficacemente.
Segnali genetici specifici
L’analisi ha evidenziato che circa metà dei geni di riparazione del DNA e oltre il 70% dei geni della risposta allo stress mostrano andamenti dinamici e non lineari durante la fase prodromica, compatibili con un tentativo iniziale dell’organismo di compensare il danno ossidativo e mitocondriale. Tra i geni più predittivi figurano ERCC6, PRIMPOL, NEIL2 e NTHL1, coinvolti nella stabilità genomica e nella protezione mitocondriale.
Questi biomarcatori risultano misurabili con un semplice prelievo di sangue, rendendo possibile uno screening meno invasivo e più accessibile rispetto a tecniche come imaging cerebrale o analisi del liquido cerebrospinale.
Limiti e prospettive future
Lo studio, tuttavia, si basa su campioni di sangue periferico, che riflettono solo indirettamente i processi cerebrali, e richiede, quindi, ulteriori validazioni in coorti più ampie e diversificate. Inoltre, saranno necessari studi funzionali per chiarire i meccanismi biologici alla base dei biomarcatori identificati.
Entro cinque anni, il team di ricerca prevede che gli tali esami inizieranno a essere sperimentati in ambito clinico.
Fonte: Anwer, D., Montaldo, N.P., Novoa-del-Toro, E.M. et al. Longitudinal assessment of DNA repair signature trajectory in prodromal versus established Parkinson’s disease. npj Parkinsons Dis. 11, 349 (2025). https://doi.org/10.1038/s41531-025-01194-7




