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22 dicembre 2025
di Eugenio Leopardi
Rif. rivista N8 | NUOVO COLLEGAMENTO 2025

La recente approvazione al Senato del Ddl Semplificazioni va oltre l’aspetto tecnico di una norma che mira a ridurre la burocrazia. Nel testo, sono infatti presenti interventi mirati che riguardano da vicino la nostra professione e ne rafforzano il ruolo. In particolare, le disposizioni dedicate alla Farmacia dei servizi indicano una direzione chiara: rafforzare il ruolo della farmacia come presidio sanitario affidabile, accessibile e capillare. È in questa  direzione che l’Articolo 60 del Ddl assume un valore decisivo, perché integra in modo stabile e definitivo la Farmacia dei servizi nel Servizio sanitario nazionale e chiude definitivamente la lunga stagione delle sperimentazioni.
Ed è proprio questo il punto cruciale del Ddl: non si parla più di progetti pilota o di interventi da valutare nel tempo, ma di un riconoscimento strutturale del ruolo che la farmacia può svolgere nella prevenzione, nella diagnostica di prima istanza, nell’educazione alla salute e nel supporto ai percorsi terapeutici. È un passaggio che valorizza la competenza della categoria e dà continuità al lavoro svolto in questi ultimi anni, anche nei momenti più complessi della pandemia, quando la farmacia ha dimostrato con i fatti di essere un presidio affidabile e indispensabile per la comunità. Questo riconoscimento, però, non è un punto di arrivo, bensì il trampolino di lancio dal quale ripartire. La norma ci mette nelle condizioni giuste per operare al meglio, ma l’efficacia della Farmacia dei servizi dipenderà dalla nostra capacità di trasformare ciò che oggi è scritto su carta in un’esperienza concreta per il cittadino. Non basta disporre di nuove possibilità, occorre trasformarle in pratica, metodo e identità professionale.
Il Ddl ci spinge proprio in questa direzione. Pensiamo alla prevenzione: il fatto che la farmacia sia chiamata a contribuire in modo più ampio alle campagne vaccinali, mettendoci nelle condizioni di potere somministrare qualsiasi tipologia di vaccino sopra i 12 anni di età, non è solo un ampliamento di competenze, è prima di tutto un invito a presidiare la salute pubblica con continuità. È un modo per rendere la farmacia un luogo in cui la prevenzione non sia episodica, ma quotidiana. Lo stesso vale per la diagnostica di prima istanza, che ci consente di cogliere segnali precoci e orientare il paziente con tempestività, rafforzando quel ruolo di filtro e di prossimità che il sistema sanitario oggi più che mai considera strategico.
Anche l’ampliamento dei test e degli strumenti di screening va letto in questa chiave. Non si tratta solo di offrire un servizio in più, ma di costruire un rapporto diverso con il cittadino, che trova in farmacia un punto di accesso semplice, immediato e competente. È un cambiamento culturale prima ancora che professionale, perché sposta il baricentro dal farmaco alla persona, dai prodotti ai bisogni, dalla dispensazione alla presa in carico.
Non meno rilevanti sono le innovazioni organizzative introdotte dal Ddl. La possibilità di erogare servizi in spazi separati e condivisi tra più farmacie indica chiaramente una prospettiva nuova: quella di una rete professionale capace di collaborare, integrare risorse e ampliare l’offerta nei territori dove sarebbe difficile farlo da soli. È un’opportunità che dobbiamo saper cogliere, superando l’idea che ogni farmacia debba bastare a sé stessa. Il futuro della professione sarà sempre più legato alla capacità di fare sistema.
Allo stesso modo, la semplificazione del percorso dei pazienti cronici con la ricetta valida fino a dodici mesi riconosce al farmacista un ruolo che va oltre la mera erogazione del farmaco. Ci viene chiesto di vigilare sull’aderenza terapeutica, di dialogare con i medici, di intercettare possibili criticità. È un compito che richiede attenzione, formazione e sensibilità clinica, ma che restituisce centralità al nostro ruolo nel percorso di cura. La farmaceutica territoriale non è più un servizio di supporto, è parte integrante della continuità assistenziale.
Dentro questo nuovo quadro normativo, la Farmacia dei servizi può quindi emergere come un pilastro su cui costruire il futuro della professione. Tuttavia, da qui in poi, la responsabilità torna a noi. Se da un lato il Ddl ci offre strumenti, dall’altro lato spetta alla categoria trasformarli in valore. Ogni scelta di investire nei servizi è un modo per consolidare il ruolo che il legislatore ha riconosciuto alla farmacia.
Come Utifar continueremo a sostenere questo percorso con convinzione. Crediamo che la Farmacia dei servizi, come del resto la galenica, siano i settori che maggiormente contraddistinguono la nostra professione e la rendono unica e inimitabile. I prodotti, lo abbiamo visto in più occasioni, trovano il modo di uscire dalla farmacia; ma la professionalità no, specie quando è in grado di offrire un contributo decisivo alla sanità pubblica. Ecco perché crediamo che questa legge rappresenti un’occasione che la categoria deve saper cogliere, utilizzando il riconoscimento normativo per rafforzare l’indispensabilità del farmacista all’interno di una farmacia controllata e vigilata dal Ssn, facilmente raggiungibile in ogni parte del Paese. Il legislatore ci sostiene, ma ora tocca a noi dare forma al futuro della professione, con coraggio, visione e responsabilità.
Con questo spirito auguro a tutti un nuovo anno ricco di soddisfazioni professionali e di crescita per l’intera categoria.

 

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