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NOTIZIE AL FEMMINILE
Menopausa: laser per curare i disturbi
Si chiama Monnalisa Touch, il laser di ultima generazione che cura i disturbi ginecologici derivanti dal climaterio, in un’unica seduta.
Durante la menopausa si assiste a un lento e progressivo invecchiamento che interessa tutti gli organi del corpo, compresi quelli dell’apparato genitale dove, la progressiva perdita di turgore e idratazione dei tessuti, produce scarsa lubrificazione vaginale. Questa alterazione causa, spesso, una sensazione di prurito, secchezza, bruciore, persino dolore durante il rapporto sessuale. Tali disturbi, oltre a interessare le donne in menopausa, possono insorgere anche nelle donne che, colpite da tumori ginecologici (mammella, ovaio, utero, vulva e vagina), hanno dovuto seguire terapie ormonali per curarsi.
Oggi la soluzione a questi disturbi dell’area ginecologica potrebbe arrivare da un trattamento laser intravaginale. Il Monnalisa Touch è controllato da un sistema computerizzato e agisce sui tessuti stimolando la produzione di collagene, migliorando la funzionalità e ristabilendo il corretto equilibrio della mucosa vaginale. Il tutto in una sola seduta. A dimostrarlo, uno studio clinico presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, condotto su un campione di 50 donne affette da atrofia vaginale.
Il laser produce un vero e proprio foto-ringiovanimento vaginale correggendo la riduzione di volume della mucosa, rimodellando e ripristinando l’idratazione e l’elasticità in modo indolore, sicuro ed efficace, senza gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche. Il trattamento di tali disturbi, oltre a migliorare la qualità di vita delle donne, può contribuire anche a un miglioramento della sfera intima che è strettamente collegata al problema dell’atrofia vaginale e che è spesso sottovalutata nonostante la sua rilevanza per il benessere personale e di coppia.
Violenza sulle donne: necessaria la denuncia
La violenza sulle donne è un problema sociale complesso, in continuo aumento e che comporta pesanti ricadute anche nella sfera della salute. Per questo motivo è importante un immediato intervento da parte delle Società scientifiche per formare e sensibilizzare tutti i professionisti a confrontarsi con le donne vittime di molestie sessuali, costruendo quella competenza ginecologica sull’argomento ancora mancante. Nel mondo, infatti, sono oltre 600 milioni le donne che subiscono violenze fisiche e sessuali; nel nostro Paese sono sette milioni le italiane vittime di violenze almeno una volta nella vita. Circa cinque milioni hanno ricevuto molestie sessuali (23,7%), 4 milioni maltrattamenti fisici (18,8%) di cui un milione ha subito uno stupro. Il 24,7% delle donne ha come aguzzino un uomo non partner, mentre il 14,3% è stato molestato dal compagno o da un ex. La denuncia di questi episodi purtroppo è rara: basti considerare che, nel caso di violenza domestica, è solo del 5,3%. Anche se la fascia di età più colpita è rappresentata dalle donne tra sedici e quaranta anni, non c’è epoca della vita femminile che possa dirsi esente da questo rischio. Il ginecologo, seguendo la donna nella sua intimità dal menarca fino alla post-menopausa, può capire immediatamente se è stata vittima di molestie, riconoscendo in tempo i campanelli di allarme e i segnali rivelatori e aiutandola a denunciare l’accaduto. La prevenzione e il contrasto della violenza sulla popolazione femminile sono stati temi centrali del XX Congresso mondiale della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO), che si è svolto a Roma dal 7 al 12 ottobre e al quale hanno partecipato oltre 8000 specialisti provenienti da tutto il mondo. L’obiettivo della FIGO è promuovere la salute della donna, ridurre la mortalità materno-infantile e sostenere il diritto alla salute sessuale. “In occasione di quest’appuntamento internazionale - dichiara il presidente della SIGO - i ginecologi rivolgono un appello pressante al Parlamento italiano, affinché ratifichi immediatamente la Convenzione di Istanbul. E’ un trattato stilato la scorsa estate con gli obiettivi di prevenire la violenza contro le donne, proteggere le vittime e incentivare la perseguibilità penale degli aggressori. Per contrastare un fenomeno così drammaticamente diffuso è necessario un segnale forte e responsabile da parte delle Istituzioni. La Convenzione è già stata sottoscritta dal Ministro per le Pari Opportunità Elsa Fornero, ci aspettiamo che le due Camere facciano altrettanto il prima possibile. Ne stava discutendo il Senato il 20 settembre, ma poi la seduta fu purtroppo sospesa per l’assenza del Presidente e dei suoi vice”.
Donne, artrite reumatoide e solitudine
Oltre alla sofferenza fisica derivante dalla malattia, le donne malate di artrite reumatoide si trovano oggi a lottare contro la solitudine. Sono molti i matrimoni che non reggono perché la patologia stessa diviene causa di divorzio; le donne malate dichiarano che il loro malessere non è compreso dalla famiglia, molte nascondono il loro disagio dei rapporti sessuali e non parlano dei loro problemi poiché è difficile parlare della loro sofferenza. Assistere queste pazienti significa, infatti, accettare di condividere la propria intimità con una persona che ha un disturbo cronico altamente penalizzante anche nei gesti quotidiani più semplici. “Uno studio condotto nel 2009 su donne affette da artrite reumatoide ha evidenziato che il 60 per cento delle donne intervistate ha problemi nell’espressione della propria sessualità. Lo studio ha sottolineato come il 25 per cento delle donne divorziate, tra quelle intervistate, identifica la patologia come causa del divorzio Un altro studio ha messo in luce che il tasso di divorzio tra le persone con artrite reumatoide è del 70% più alto rispetto ai non malati”, ha affermato Giovanni Lapadula, Responsabile dell’Unità Operativa di Reumatologia Universitaria di Bari. Sulla base di questi dati, in occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatiche, celebrata il 12 ottobre, l’A.P.MA.R, Associazione Persone con malattie Reumatiche, ha lanciato il suo grido coraggioso: “Difficile come bere un bicchiere d’acqua”. Uno slogan per promuovere una campagna di sensibilizzazione con “un doppio obiettivo: da un lato far conoscere i rischi legati alle malattie reumatiche e la necessità di accedere il più precocemente possibile al parere del reumatologo e alle terapie più appropriate, dall’altro sensibilizzare le Istituzioni affinché vengano rimossi i tanti intoppi burocratici che costellano il già difficile percorso per le cure”, ha dichiarato Antonella Celano, presidente A.P.MA.R. “La nostra intenzione- prosegue Antonella Celano- è quella di portare all’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica le quotidiane difficoltà che devono affrontare le persone colpite da queste malattie. Ad esempio, pochi sanno, che le malattie reumatiche sono una delle principali cause di divorzio in Italia”. Al centro dell’iniziativa di sensibilizzazione, immagini di mani giovani e anziane, segnate e deformate da una malattia che condiziona la quotidianità, rendendo difficili anche gesti semplici come bere un bicchier d’acqua, l’affettività, data e ricevuta con una carezza, e la socialità, negata dall’impossibilità, per esempio, di un applauso.
Mastectomia:
materiale innovativo per la ricostruzione del seno
Oggi è possibile ricostruire anche i seni più grandi in un unico intervento chirurgico grazie all’utilizzo del “Tiloop bra”, un nuovo materiale che consente una ricostruzione “fast” delle mammelle dopo la mastectomia. Quando il “decolleté” è prosperoso, la ricostruzione della mammella dopo una mastectomia per un tumore mammario è più difficile, rendendo così più complicata anche emotivamente, la guarigione della paziente. La ricostruzione con protesi di mammelle di grosso volume necessita, infatti, di due distinti interventi chirurgici. Nel primo si esegue la mastectomia e s’impianta una protesi provvisoria che viene progressivamente espansa per consentire l’ampliamento della tasca retro pettorale che dovrà ospitare la protesi definitiva; nel secondo l’espansore viene sostituito con una protesi definitiva che riproduce la corretta forma anatomica. Il “Tiloop bra” è una rete in polipropilene rivestita da un sottile strato di titanio, dello spessore complessivo di 0,3 millimetri, dotata di un’eccezionale flessibilità e assoluta biocompatibilità, progettata per consentire la ricostruzione di grossi volumi mammari in donne sottoposte a mastectomia. I vantaggi di questa tecnica sono stati presentati dai ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica e del Policlinico A. Gemelli di Roma al XX Congresso Mondiale Figo 2012. “Grazie al Tiloop – ha affermato Simona Fragomeni specializzanda di Ginecologia e Ostetricia presso il Policlinico Gemelli – oggi è possibile mettere la protesi subito dopo la mastectomia, in un unico intervento, ancorando il Tiloop al muscolo pettorale, come fosse un suo prolungamento, e ottenendo, così, una ‘tasca’ sufficientemente ampia per rivestire la protesi”. “Questi e molti altri sono i risultati della ricerca applicata messi a segno presso il nostro Dipartimento – ha sottolineato Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna, della Vita Nascente, del Bambino e dell’Adolescente del Policlinico A. Gemelli e presidente del Comitato organizzatore italiano FIGO 2012- “la nostra ricerca spazia nei diversi ambiti della ginecologia oncologica, della medicina perinatale e dell’uroginecologia, allo scopo di prevenire e quando necessario trattare le malattie delle diverse età della salute della donna, a tutela della sua femminilità e qualità della vita”.
NOTIZIE AL FEMMINILE VINCE IL
PRIMO PREMIO GIORNALISTICO
“L’ARTE DI ESSERE DONNA,
LE SFUMATURE DELLA FEMMINILITà”
“La giuria ha ritenuto particolarmente meritevole questo compendio di notizie con le quali gli autori sottolineano in modo corretto e completo una nuova scoperta sui meccanismi che portano alla scoperta dei tumori al seno; fanno riferimento al problema della medicina di genere, oggi ritenuto fondamentale in clinica e in ricerca; riferiscono sulla disponibilità di nuovi farmaci e nuovi servizi in oncologia, oltre che del sottoutilizzo della pillola anticoncezionale in Italia”.
Con queste motivazioni la giuria della prima edizione del Premio giornalistico “L’arte di essere donna - Le sfumature della femminilità” ha conferito a questa rubrica pubblicata nel numero 3/2012 il primo posto nella categoria “stampa specializzata”.
Questo premio è motivo di grande soddisfazione per gli autori e per Utifar, convinti che una maggiore attenzione alla salute femminile trovi nella farmacia un canale privilegiato di comunicazione con il pubblico, teso a favorire la cultura della medicina di genere e, più in generale, la cultura del rispetto per le donne.
consulenza scientifica:
Monica Faganello, farmacista




