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L'ESERCIZIO FISICO COME TERAPIA
Il rapporto tra esercizio fisico e salute sembra oggi appartenere a un paradosso tutto contemporaneo: più la scienza documenta gli effetti benefici dell’attività motoria sulle patologie croniche non trasmissibili — dalle malattie cardiovascolari al diabete mellito, dall’obesità all’osteoporosi, fino alle neoplasie come il cancro del colon e della mammella — più la popolazione fatica a tradurre queste evidenze in un comportamento stabile e quotidiano. È un fenomeno curioso: a fronte di campagne mediatiche sempre più insistenti, cresce il numero delle persone che preferiscono la semplicità di un farmaco, pur con i suoi effetti collaterali, alla costanza di una camminata. La dimensione epidemiologica delle patologie croniche e il peso determinante della sedentarietà sono ormai elementi acquisiti. Per questo, sia l’Unione Europea che l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno inserito la promozione dell’attività fisica tra le priorità strategiche di salute pubblica. Anche l’Italia si è mossa con decisione lungo questa direttrice, come testimoniano i Piani Regionali della Prevenzione e progetti strutturati che mirano a trasformare l’esercizio fisico da semplice raccomandazione a vera e propria terapia. Un esempio emblematico è il progetto nazionale avviato dal Ministero della Salute nel 2011, “La prescrizione dell’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia”, realizzato in quattro Regioni (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Sicilia).
L’iniziativa ha coinvolto una rete interdisciplinare — Medici di Medicina Generale, specialisti ospedalieri e professionisti delle scienze motorie — coordinata dal Medico dello Sport e finalizzata all’introduzione dell’esercizio fisico personalizzato nei percorsi assistenziali dedicati ai pazienti cronici.
Il progetto si rivolge a soggetti ad alto rischio cardiovascolare, a persone affette da sindrome metabolica o diabete mellito di tipo 2, a pazienti cardiopatici, a persone con arteriopatia periferica, a soggetti reduci da rivascolarizzazione coronarica o trattati per neoplasie del colon e della mammella, fino a individui con fattori di rischio isolati come ipertensione, ipercolesterolemia o obesità.
La condizione necessaria per l’arruolamento è la stabilità clinica: una terapia farmacologica ottimizzata e l’assenza di necessità di ospedalizzazione o riabilitazione in corso.
L’obiettivo è duplice: da una parte sperimentare una struttura organizzativa in grado di valutare, prescrivere e monitorare l’esercizio fisico come intervento terapeutico; dall’altra garantire che l’attività prescritta venga mantenuta nel tempo, trasformandosi in un’abitudine stabile.
Non si tratta quindi solo di incrementare il movimento, ma di costruire percorsi assistenziali che migliorino in modo documentabile la condizione fisica e lo stato generale di salute.
Raccomandare non è prescrivere: due livelli di intervento diversi
Nel campo della promozione dell’attività motoria, è necessario distinguere con precisione tra raccomandazione e prescrizione. Raccomandare significa suggerire un comportamento salutare, lasciando alla persona la libertà di scegliere tempi, ritmo, intensità e durata del movimento. È un intervento utile nella popolazione generale e riguarda le classiche indicazioni dell’OMS: almeno 30 minuti di attività moderata al giorno per cinque giorni alla settimana, oppure attività intensa per più di 20 minuti per tre giorni.
La prescrizione è tutt’altro che un semplice consiglio: è un atto medico. Definisce frequenza, durata, intensità, tipo di esercizio e strumenti necessari. È destinata ai soggetti con patologie, per i quali non tutti gli sforzi sono idonei e ogni parametro va calibrato sulle condizioni cliniche, con benefici e rischi monitorati nel tempo.
È, a tutti gli effetti, comparabile alla prescrizione di un farmaco.
In questo scenario, il Medico dello Sport occupa una posizione centrale: è lo specialista che traduce i dati delle valutazioni funzionali in una “dose di esercizio” personalizzata, specificando limiti, obiettivi e modalità. Il Medico di Medicina Generale, invece, mantiene un ruolo di primo piano sul fronte della popolazione sana, intercettando precocemente i fattori di rischio e orientando verso stili di vita attivi.
La valutazione funzionale: il cuore della prescrizione
Perché l’esercizio possa essere una vera terapia, è indispensabile una valutazione globale e funzionale del paziente. Nei centri dedicati, il soggetto viene valutato attraverso test che esplorano capacità aerobica e metabolica, forza, flessibilità, equilibrio e composizione corporea. Solo dopo questa analisi lo specialista può prescrivere un programma dettagliato di esercizio fisico, che comprende una componente aerobica, un allenamento della forza muscolare e attività finalizzate alla flessibilità. L’erogazione della terapia avviene poi sotto la supervisione degli specialisti dell’esercizio — laureati magistrali in Scienze e Tecniche dell’Attività Motoria Preventiva e Adattata — e dei tecnici dell’attività motoria, in un lavoro di équipe che costituisce uno dei punti di forza del modello.
Un cambio di paradigma: dall’attività al trattamento
Negli ultimi vent’anni la letteratura scientifica ha compiuto un passo decisivo: ha riconosciuto nell’esercizio fisico non un semplice complemento, ma un intervento terapeutico basato su evidenze, capace di prevenire, affiancare o persino sostituire in parte alcune terapie farmacologiche. L’idea di considerare il movimento alla stregua di un farmaco — con una dose, una frequenza, un’intensità e un monitoraggio — rappresenta un cambio di paradigma cruciale nella gestione delle malattie croniche, un cambiamento culturale che chiama in causa l’intera filiera sanitaria, farmacisti inclusi.
Il farmacista, infatti, è spesso la prima figura sanitaria che intercetta sia il paziente cronico sia la persona sedentaria che desidera “iniziare a muoversi”. Il suo ruolo di educatore alla salute, di facilitatore e di motivatore può rendere il messaggio dell’esercizio-terapia più vicino, più comprensibile e più credibile. Integrare il consiglio sull’attività fisica accanto alla gestione dei farmaci significa contribuire a costruire percorsi di prevenzione e aderenza realmente efficaci.




