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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON SOSTITUISCE IL FARMACISTA: NE RIDEFINISCE IL RUOLO

Intervista a Elisa Zoccarato, farmacista, ideatrice del progetto Farmaconsulenze.com
05 maggio 2026
di Alessandro Fornaro
Rif. rivista N3 |NUOVO COLLEGAMENTO 2026
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  NON SOSTITUISCE IL FARMACISTA:  NE RIDEFINISCE IL RUOLO
L’intelligenza artificiale sta entrando in farmacia non come semplice innovazione tecnologica, ma come leva capace di ridefinire il rapporto con il paziente e l’organizzazione stessa del lavoro. Il punto non è adottarla, ma comprenderne il significato professionale. Perché dove cambiano i dati, cambia anche il modo di decidere.

C’è un equivoco che accompagna ogni nuova tecnologia, ed è quello di considerarla, almeno all’inizio, come un semplice strumento. È successo con il gestionale, con l’e-commerce, con la telemedicina. E sta accadendo oggi con l’intelligenza artificiale. Anche in farmacia il rischio è lo stesso: pensare che si tratti di qualcosa da aggiungere, quando in realtà introduce un cambiamento più profondo, che riguarda il modo in cui si leggono i bisogni, si prendono decisioni e si costruisce la relazione con il paziente.
Perché l’intelligenza artificiale, prima ancora di essere una tecnologia, è un nuovo modo di organizzare le informazioni. E dove cambia il modo di leggere i dati, inevitabilmente cambia anche il modo di fare professione.
Il punto, allora, non è tanto capire se e quanto l’intelligenza artificiale entrerà nella pratica quotidiana della farmacia. Questo processo è già in atto, spesso in modo silenzioso e disomogeneo. La vera questione è piuttosto chi sarà in grado di governarlo: se il farmacista resterà il soggetto che interpreta questi strumenti o se finirà, progressivamente, per subirli.
Perché ogni tecnologia, quando diventa invisibile, rischia di diventare anche incontrollabile. E nel momento in cui le decisioni iniziano a essere suggerite da sistemi sempre più sofisticati, il valore professionale non si misura più nella quantità di informazioni disponibili, ma nella capacità di selezionarle, comprenderle e, quando necessario, metterle in discussione.
In questo senso, l’intelligenza artificiale non riduce il ruolo del farmacista. Lo espone. E proprio per questo lo rende, oggi più che mai, centrale.
Per comprendere come questi cambiamenti stiano già incidendo sulla pratica quotidiana e quali prospettive si aprano per la farmacia, abbiamo raccolto il punto di vista della collega Elisa Zoccarato, che da tempo si occupa di applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE  NON SOSTITUISCE IL FARMACISTA: NE RIDEFINISCE IL RUOLO

Intervista a Elisa Zoccarato,  farmacista, ideatrice del progetto Farmaconsulenze.com

Oggi si parla molto di intelligenza artificiale in sanità. In farmacia, siamo di fronte a una moda o a un cambiamento strutturale?
L’intelligenza artificiale non può essere considerata una semplice tendenza passeggera. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale che sta già trasformando diversi ambiti della sanità e che, inevitabilmente, coinvolgerà in modo sempre più diretto anche la farmacia. Il punto non è tanto la presenza della tecnologia in sé, quanto la sua capacità di riorganizzare il modo in cui vengono raccolte, analizzate e utilizzate le informazioni. 
Questo incide sulla gestione, sul consiglio e, più in generale, sulla relazione con il paziente.


Entrando nel concreto, dove l’intelligenza artificiale sta già cambiando la gestione della farmacia?
Uno degli ambiti più immediatamente impattati è quello gestionale. I sistemi di intelligenza artificiale consentono oggi di analizzare grandi quantità di dati, come lo storico delle vendite e le tendenze di mercato, per prevedere la domanda futura di farmaci e prodotti. 
Questo permette di ottimizzare le scorte, ridurre gli sprechi e migliorare la disponibilità dei prodotti per il paziente.
Alcune realtà internazionali hanno già adottato modelli predittivi molto avanzati, integrando dati in tempo reale con informazioni di mercato. I risultati mostrano non solo un miglioramento dell’efficienza, ma anche una maggiore capacità di rispondere in modo tempestivo ai bisogni della popolazione. In prospettiva, questo significa passare da una farmacia reattiva a una farmacia capace di anticipare la domanda.

Si parla molto di personalizzazione della terapia. 
Quanto è concreta oggi questa prospettiva in farmacia?
“La personalizzazione rappresenta uno degli sviluppi più interessanti dell’intelligenza artificiale applicata alla sanità. Grazie all’analisi integrata di dati clinici e, sempre più spesso, genetici, è possibile costruire percorsi terapeutici sempre più mirati, adattati alle caratteristiche del singolo paziente.
In questo scenario, la farmacia può giocare un ruolo importante. Il laboratorio galenico, ad esempio, può tornare a essere centrale come luogo in cui competenza professionale e tecnologia si incontrano. La possibilità di adattare il trattamento alle esigenze specifiche del paziente valorizza il farmacista, che diventa interprete di dati complessi e punto di riferimento nella traduzione di queste informazioni in soluzioni concrete”.
Accanto alla personalizzazione, stanno emergendo nuovi strumenti di relazione con il paziente. Che impatto stanno avendo?
“Strumenti come chatbot e assistenti virtuali stanno già trovando applicazione in diversi contesti. Sono in grado di rispondere a domande frequenti, fornire informazioni sui farmaci, gestire prescrizioni e inviare promemoria per l’assunzione delle terapie.
In alcuni casi, il loro utilizzo ha contribuito a migliorare l’aderenza terapeutica, grazie alla continuità del contatto con il paziente. Tuttavia, il punto non è sostituire la relazione umana, ma supportarla. Se utilizzati correttamente, questi strumenti possono liberare tempo dalle attività più ripetitive, permettendo al farmacista di concentrarsi su ciò che realmente richiede competenza: il consiglio e la presa in carico del paziente”.

In questo scenario, cambia anche il modo di fare marketing in farmacia?
“Sì, ma forse sarebbe più corretto dire che cambia il significato stesso del marketing. 
L’intelligenza artificiale consente di analizzare in modo molto più preciso i comportamenti, i bisogni e le abitudini dei pazienti, permettendo di costruire proposte più mirate e coerenti. Non si tratta più solo di promuovere un prodotto, ma di sviluppare una relazione continuativa, basata su dati e personalizzazione.
In farmacia questo si traduce nella possibilità di offrire servizi e consigli sempre più aderenti al profilo del paziente, migliorando non solo l’efficacia della comunicazione, ma anche la qualità dell’assistenza. 
Il rischio, semmai, è quello di ridurre il marketing a un utilizzo meccanico del dato. Il valore resta invece nella capacità del farmacista di interpretare queste informazioni e trasformarle in un consiglio pertinente, credibile e professionale”.

Il rischio è che questi sistemi inizino anche a “suggerire” decisioni. Il farmacista che ruolo mantiene?
“Questo è probabilmente il nodo più delicato. L’intelligenza artificiale è in grado di fornire indicazioni basate su grandi quantità di dati, ma non può sostituire il giudizio professionale. 
Il farmacista mantiene un ruolo centrale proprio perché è chiamato a interpretare queste informazioni, a contestualizzarle e a valutarle criticamente.
Il valore professionale non risiede più solo nella conoscenza, ma nella capacità di utilizzare quella conoscenza in modo consapevole. In questo senso, l’intelligenza artificiale non riduce il ruolo del farmacista, ma lo trasforma, rendendolo ancora più responsabile nelle scelte”.

Questo cambiamento richiede anche una nuova formazione. Che cosa serve davvero oggi a un farmacista?
“Più che competenze tecniche avanzate, è fondamentale sviluppare una familiarità con il dato e con i processi di analisi. Il farmacista deve comprendere come vengono generate le informazioni, quali sono i limiti degli strumenti utilizzati e come integrarli nella pratica quotidiana.
Non si tratta di diventare esperti di programmazione, ma di acquisire una cultura del dato che permetta di dialogare con queste tecnologie senza subirle. È anche importante sviluppare capacità di collaborazione interdisciplinare, lavorando con figure come data scientist e ingegneri, per contribuire alla costruzione di soluzioni realmente utili nel contesto sanitario”.

Se dovesse indicare una priorità per la farmacia di oggi rispetto all’intelligenza artificiale, quale sarebbe?
“La priorità è mantenere il controllo del processo decisionale. L’intelligenza artificiale deve essere uno strumento a supporto, non un sostituto. Questo richiede consapevolezza, formazione e una chiara definizione del ruolo professionale.
La farmacia ha l’opportunità di utilizzare queste tecnologie per migliorare l’efficienza e la qualità del servizio, ma il valore aggiunto resterà sempre la capacità del farmacista di interpretare i bisogni del paziente e di tradurli in scelte appropriate. 
È su questo equilibrio che si giocherà il futuro della professione”.

Come l’IA sta già cambiando il lavoro in farmacia
L’intelligenza artificiale non è una prospettiva futura, ma una realtà già presente in diversi contesti:
- Nel campo della gestione, alcune grandi catene internazionali hanno introdotto sistemi predittivi capaci di analizzare i dati di vendita in tempo reale e incrociarli con le tendenze di mercato. Il risultato è una maggiore precisione nella gestione delle scorte, con una riduzione degli sprechi e una migliore disponibilità dei prodotti. Un approccio che, se adattato alla realtà territoriale, può tradursi in una farmacia più efficiente e più vicina ai bisogni reali della popolazione.
- Sul versante clinico, le applicazioni di intelligenza artificiale stanno aprendo la strada a forme sempre più avanzate di personalizzazione della terapia, integrando dati clinici e, in prospettiva, genetici. In questo contesto, la farmacia può ritrovare una centralità importante, soprattutto attraverso il laboratorio galenico, come luogo in cui la tecnologia incontra la competenza professionale.
- Nella relazione con il paziente, strumenti come chatbot e assistenti virtuali stanno dimostrando di poter migliorare l’aderenza terapeutica, garantendo continuità di contatto e supporto nelle fasi più ripetitive della gestione della terapia. Il loro valore non è sostitutivo, ma complementare: liberano tempo per rafforzare il consiglio professionale, che resta il cuore dell’attività del farmacista.

Nella foto: Elisa Zoccarato

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