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21 novembre 2025
di Alessandro Fornaro
Rif. rivista N8 | NUOVO COLLEGAMENTO 2025
INFANZIA E SALUTE VISIVA
La salute degli occhi dei bambini è uno di quei temi che rischiano di essere sottovalutati da molti genitori, impegnati a gestire le campagne vaccinali, i bilanci di salute, le allergie respiratorie e le mille urgenze che scandiscono la vita familiare. Eppure, se c’è un ambito in cui il “prima” fa realmente la differenza sul “dopo”, è proprio lo sviluppo del sistema visivo: ciò che non viene intercettato nei primissimi anni di vita diventa spesso più difficile, quando non impossibile, da correggere in seguito.

Il terzo numero dell’Osservatorio Vista della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, realizzato in collaborazione con il Centro Studi Censis e con la Fondazione Bietti (IRCCS), dedica un’intera monografia al rapporto fra vista e infanzia, intrecciando dati epidemiologici, analisi sociologiche e riflessioni cliniche. 
Ne emerge un quadro in chiaroscuro che coinvolge non solo medici e specialisti, ma anche i professionisti di prossimità, in primis i farmacisti, chiamati a svolgere un ruolo educativo e di orientamento prezioso per le famiglie.
I numeri fotografano una realtà solo in apparenza rassicurante. 
Più di otto famiglie su dieci con figli minorenni dichiarano di avere effettuato almeno un controllo della vista, segno che il tema è entrato nel perimetro della prevenzione percepita. Tuttavia, quando si passa dal “se” al “quando”, la prospettiva cambia radicalmente: solo poco più di quattro su dieci arrivano alla visita entro i tre anni, la finestra più delicata per lo sviluppo visivo, mentre la maggioranza si presenta dall’oculista in ritardo, quando condizioni come ambliopia e strabismo hanno già ristretto i margini di recupero.
I dati epidemiologici dell’Osservatorio ricordano che dietro un occhio apparentemente sano possono celarsi patologie rare ma tutt’altro che trascurabili, in grado di compromettere in modo permanente la vista se non riconosciute precocemente: dalla retinopatia del prematuro – una delle principali cause di cecità infantile nei Paesi tecnologicamente avanzati – alla cataratta congenita, al glaucoma congenito, fino al retinoblastoma, il tumore retinico più frequente in età pediatrica. A queste si aggiungono disturbi più comuni come lo strabismo e la conseguente ambliopia, il cosiddetto “occhio pigro”, curabile solo se diagnosticato per tempo, idealmente prima dell’età scolare.
Su questo scenario si inserisce un fenomeno di portata molto più ampia: la crescente diffusione della miopia. Alcune popolazioni asiatiche registrano oggi percentuali di adolescenti miopi prossime all’80%, mentre tra i coetanei caucasici la quota si aggira attorno al 40%, con un trend in aumento che coinvolge anche i più piccoli. Le cause sono in larga parte ambientali: poco tempo trascorso all’aria aperta, attività prolungate a distanza ravvicinata, uso intenso e precoce dei dispositivi digitali. Fattori, questi, che accelerano una predisposizione genetica già presente, favorendo un allungamento eccessivo del bulbo oculare.
In questo contesto, le indicazioni degli specialisti permettono di trasformare i dati in un vero percorso di presa in carico. 
Alla nascita, il sistema visivo è ancora immaturo e necessita di una corretta stimolazione per raggiungere la piena maturazione; per questo, già nei primi giorni di vita viene eseguito il test del riflesso rosso, oggi inserito nei LEA, che consente di individuare tempestivamente anomalie gravi come la cataratta congenita o il retinoblastoma. Quando esiste una familiarità per patologie oculari o emergono sospetti clinici nei bilanci di salute, l’invio all’oculista deve avvenire entro il primo mese, perché la finestra terapeutica utile per intervenire sui difetti più severi è estremamente stretta.
Anche in assenza di segni evidenti, una visita oculistica completa prima dei tre anni rappresenta una tappa irrinunciabile, con valutazione della motilità oculare, della visione binoculare e dei difetti refrattivi. Un secondo momento chiave coincide con i cinque-sei anni, alla vigilia dell’ingresso a scuola, quando eventuali anomalie possono interferire con l’apprendimento e la qualità della vita scolastica. 
Nei bambini già portatori di occhiali o lenti a contatto, infine, i controlli periodici diventano parte di un monitoraggio continuativo.

Il ruolo del farmacista
Questo “calendario della vista” evidenzia il ruolo cardine del pediatra di famiglia, ma la prevenzione visiva in età pediatrica non può essere confinata a un’unica figura professionale: riguarda una rete ampia, composta da specialisti e operatori che intercettano quotidianamente i bambini e le loro famiglie. 
In questa rete, la farmacia territoriale diventa un presidio educativo, un luogo in cui dubbi e osservazioni vengono accolti e trasformati in un orientamento consapevole verso i percorsi clinici appropriati.
È spesso al banco del farmacista che si manifesta la prima percezione di un possibile problema visivo: un bambino che inclina la testa, che chiude un occhio alla luce intensa, che si strofina frequentemente le palpebre, che inciampa con maggiore frequenza o avvicina molto il libro o il quaderno. 
Sono segnali che possono essere facilmente sottovalutati, ma che la farmacia contribuisce a interpretare, indirizzando con equilibrio verso il pediatra o l’oculista, senza drammatizzare ma senza neppure minimizzare.
Sul fronte della miopia, inoltre, il farmacista diventa spesso un punto di riferimento per discutere il tempo trascorso davanti agli schermi, il rapporto fra studio e attività all’aperto, l’uso di colliri a basso dosaggio di atropina o di lenti a defocus periferico. Pur non sostituendosi allo specialista, il farmacista rafforza l’aderenza alle terapie, aiuta nella gestione degli eventuali effetti collaterali e sostiene la continuità dei controlli programmati.

Protezione dai raggi solari
Un’area di collaborazione naturale tra oftalmologia e farmacia è quella della protezione degli occhi dai raggi UV. Il report insiste sull’importanza che anche i bambini indossino occhiali da sole con lenti certificate, soprattutto in montagna, al mare e sulla neve, dove la luce riflessa aumenta in modo significativo. 
La scelta di una montatura adeguata - resistente, flessibile, priva di componenti metalliche, con un disegno che protegga bene il campo visivo superiore - è un atto di prevenzione a tutti gli effetti, e il farmacista può guidare le famiglie nella distinzione tra gadget privi di filtri e dispositivi realmente sicuri.
Anche il tema, spesso delicato, delle lenti a contatto in età pediatrica trova nella farmacia un punto di appoggio fondamentale: ribadire le regole di igiene, spiegare la gestione delle lenti monouso giornaliere, vigilare su pratiche rischiose come lo scambio fra fratelli o l’uso prolungato oltre i tempi raccomandati rappresenta un lavoro continuo di micro-educazione che contribuisce alla sicurezza della terapia.
Il messaggio principale dell’Osservatorio Vista è duplice. 
Da un lato ribadisce che l’accesso alle cure oculistiche e la prevenzione visiva nei primi anni non sono un lusso, ma un diritto di salute che influenza l’intero percorso di crescita. Dall’altro richiama la necessità di una collaborazione integrata tra pediatri, oculisti, ortottisti e farmacisti, affinché quel 59% di controlli tardivi possa progressivamente ridursi.
Per la farmacia, questa è una sfida e al tempo stesso un’opportunità: trasformare ogni richiesta di occhiali da sole, ogni dubbio sul tempo passato davanti agli schermi, ogni domanda su colliri o lenti in un momento di counselling consapevole. 
Significa aiutare le famiglie a guardare oltre l’oggi, ricordando che la vista dei bambini non è solo la capacità di leggere una lavagna o uno schermo, ma un patrimonio di futuro che si costruisce, letteralmente, sotto i nostri occhi.

I numeri dell’Osservatorio Vista 2025: infanzia e prevenzione visiva

L’Osservatorio mostra come la sensibilità delle famiglie sia in crescita, ma evidenzia anche importanti ritardi nei controlli. L’80,7% dei nuclei con almeno un minore ha effettuato almeno una visita oculistica per i figli, ma solo il 41% lo ha fatto entro i tre anni; il restante 59% arriva oltre i tempi raccomandati, quando correggere difetti come ambliopia o strabismo diventa più complesso. 
Accanto a questo dato, il report riporta la diffusione crescente della miopia: nelle popolazioni asiatiche interessa dal 70 all’80% degli adolescenti, mentre tra i coetanei caucasici la prevalenza si aggira attorno al 40%, confermando un trend in rapida espansione a livello globale. 
Sul fronte delle patologie più rilevanti in età pediatrica emergono numeri che richiedono particolare attenzione. La retinopatia del prematuro colpisce dal 20 al 40% dei neonati gravemente pretermine, con forme severe nel 15–20% dei casi; la cataratta congenita riguarda 3 bambini ogni 10.000 ed è bilaterale nel 66% dei casi; il glaucoma congenito interessa 1 bambino ogni 10.000, con una bilateralità che tocca il 75%. Il retinoblastoma, principale tumore oculare pediatrico, si presenta con un’incidenza di un caso ogni 15.000, mentre la cellulite orbitaria è più rara, con 1,6 casi ogni 100.000 abitanti. Tra i disturbi più comuni nella popolazione generale figurano lo strabismo, che coinvolge dal 3 al 5% dei bambini, e l’ambliopia, la cui prevalenza varia dall’1,5 al 6%, ma che resta trattabile solo se riconosciuta precocemente.

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