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ASHWAGANDHA: TRA TRADIZIONE E CLINICA

Indicazioni pratiche per il farmacistia
30 dicembre 2025
di RICCARDO MUSCATELLO
Rif. rivista N8 | NUOVO COLLEGAMENTO 2025
ASHWAGANDHA: TRA TRADIZIONE E CLINICA
Le evidenze attuali chiariscono proprietà, limiti e possibili impieghi dell’Ashwagandha, con indicazioni pratiche per il farmacista.

L’ashwagandha (Withania somnifera (L.) Dunal, Solanaceae), nota anche come ginseng indiano, è coltivata da oltre 3.000 anni nelle regioni aride di India, Pakistan, Sri Lanka e Cina. In Ayurveda rappresenta una pianta cardine e viene classificata come Rasayana, ossia un tonico ringiovanente, impiegato per le sue proprietà adattogene, il supporto all’energia fisica e mentale, il miglioramento di concentrazione e memoria, la facilitazione del sonno, la riduzione della stanchezza e la promozione del benessere generale.
L’uso tradizionale descrive soprattutto preparazioni acquose delle radici mature (polveri, decotti, paste, oli medicati), mentre l’impiego delle foglie, pur documentato, è più sporadico e spesso riferito ad applicazioni esterne. Il termine “ashwagandha” deriva dal sanscrito e significa letteralmente “odore di cavallo”, in riferimento al caratteristico odore della radice, tradizionalmente associato alla forza e alla resistenza dell’animale; il termine latino “somnifera” richiama invece gli effetti sul sonno.
Negli ultimi anni gli estratti di ashwagandha, in particolare gli estratti acquosi di radice (AWE, aqueous root extracts), hanno fatto il loro ingresso nei mercati occidentali come ingredienti di integratori alimentari.

Ansia e stress 
L’ashwagandha è un adattogeno in grado di modulare la risposta allo stress, migliorando la resilienza psicofisica. 
Diversi studi clinici randomizzati e controllati con placebo indicano che l’assunzione di estratti di ashwagandha può ridurre in modo significativo i punteggi di ansia, talvolta fino a circa il 70%, in soggetti con disturbi d’ansia o elevato stress. Sono stati utilizzati dosaggi variabili (circa 125–2000 mg/die), con evidenze di efficacia anche in pazienti con schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo quando l’estratto viene aggiunto alla terapia standard. Nei soggetti molto stressati, dosi intorno a 300 mg due volte al giorno sembrano offrire un buon compromesso tra efficacia e tollerabilità, con miglioramenti osservabili dopo poche settimane e progressivo incremento dei benefici fino a 6–10 settimane.
Dal punto di vista dei meccanismi d’azione, l’ashwagandha presenta un’attività GABAergica e sembra esercitare un effetto regolatore sull’asse ipotalamo–ipofisi–surrene, con una riduzione documentata dei livelli di cortisolo nei soggetti stressati. È inoltre ipotizzato un ruolo dei withanolidi come modulatori ormonali, con un’azione “bilanciante” sui recettori, che potrebbe contribuire alle proprietà adattogene e ansiolitiche complessive della pianta.

Performance atletica 
L’ashwagandha, come adattogeno, è ampiamente utilizzata per sostenere resistenza e performance fisica, con evidenze cliniche sia in adulti sani sia in atleti. Studi clinici riportano incrementi della VO₂ max di circa 6-14% dopo 4–12 settimane, insieme ad aumenti di massa e forza muscolare e a un miglior recupero post-esercizio. In alcuni trial sono stati osservati anche miglioramenti della qualità di vita, sebbene i risultati sugli aspetti emotivi non siano sempre concordi. Le dosi impiegate variano in genere tra 330 e 1000 mg/die di estratto, per lo più di sola radice, con benefici che compaiono dopo circa 4 settimane e si stabilizzano entro 8–12 settimane. Tra i meccanismi ipotizzati figurano l’aumento del testosterone, la riduzione del cortisolo, le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, il supporto alla funzione mitocondriale e un possibile aumento dell’emoglobina, contribuendo nel complesso al miglioramento della performance.

Funzioni cognitive e memoria 
Sul piano neurocognitivo, l’ashwagandha ha mostrato effetti promettenti in modelli preclinici, con potenziale neuroprotettivo in patologie come Alzheimer e Parkinson; negli studi sull’uomo le evidenze riguardano soprattutto la funzione cognitiva. Benefici significativi su memoria, attenzione e performance psicomotoria sono stati osservati in diversi gruppi: uomini sani, soggetti con lieve decadimento cognitivo e pazienti con disturbo bipolare. 
Le dosi impiegate si collocano per lo più tra 300 e 500 mg di estratto due volte al giorno, con preparati a base di sola radice o di radice e foglie. In volontari sani miglioramenti sono stati documentati già dopo 2 settimane, mentre in altri studi i benefici sono aumentati progressivamente nel corso di 8 settimane. 
I meccanismi ipotizzati includono la riduzione della neuroinfiammazione, l’aumento del brain-derived neurotrophic factor (BDNF), che favorisce la sopravvivenza neuronale e la neuroplasticità, e la modulazione dello stress ossidativo a livello cerebrale attraverso l’azione su enzimi antiossidanti e marker di perossidazione lipidica.

Sonno
Tradizionalmente l’ashwagandha è considerata capace di “rinvigorire” il sistema nervoso, riducendo lo stress e favorendo il sonno senza effetto sedativo diretto. Negli ultimi anni cinque studi clinici randomizzati e controllati con placebo hanno confermato un’azione favorevole sul sonno in diversi gruppi: adulti sani, soggetti sani ma stressati, pazienti con ansia e insonnia, persone con insonnia primaria, individui con sonno non ristoratore e anziani. Le valutazioni, effettuate sia con actigrafia sia con questionari specifici, mostrano miglioramenti della qualità del sonno nell’ordine del 30–72%, con effetti maggiori nei soggetti con disturbi del sonno. La maggior parte degli studi ha impiegato estratti di radice, 600 mg/die, mentre un trial con estratto di radice e foglie a 120 mg/die ha riportato il miglior incremento soggettivo (circa 72%). I trattamenti sono durati 6–12 settimane, con un miglioramento graduale nel tempo. Le proprietà ansiolitiche e anti-stress dell’ashwagandha sembrano avere un ruolo chiave, cui si aggiunge una probabile attività GABAergica osservata nei modelli animali.
Ipotiroidismo
Alcuni dati clinici suggeriscono che l’ashwagandha possa sostenere la funzione tiroidea, soprattutto nelle forme lievi. In pazienti con disturbo bipolare e alterazioni tiroidee al basale, l’assunzione di estratto ha portato a una normalizzazione dei parametri, in particolare con aumento di T4. Un successivo studio in doppio cieco su soggetti con ipotiroidismo subclinico (TSH moderatamente elevato) ha mostrato, dopo 8 settimane di trattamento con 600 mg/die, un miglioramento significativo di TSH, T4 e T3 rispetto al placebo. Il meccanismo ipotizzato coinvolge la modulazione dell’asse HPA (riduzione del cortisolo cronico) e possibili effetti diretti sulla tiroide e sul metabolismo degli ormoni tiroidei, suggerendo un potenziale impiego in caso di ipotiroidismo lieve legato o associato a stress.

Disfunzioni sessuali
Sul piano sessuale le evidenze sono contrastanti. In un piccolo studio su donne con disfunzione sessuale, 600 mg/die di estratto per 2 mesi hanno migliorato diversi aspetti della funzione sessuale rispetto al placebo. Negli uomini, invece, studi su pazienti con disfunzione erettile o lieve affaticamento non hanno mostrato benefici clinicamente rilevanti sulla funzione sessuale, nonostante in alcuni casi si osservasse un aumento del testosterone. In sintesi, l’ashwagandha mostra un potenziale interesse nelle disfunzioni sessuali femminili, mentre nei maschi i dati attuali non confermano un chiaro effetto afrodisiaco.

Fertilità maschile
Sebbene gli effetti sulla funzione sessuale maschile complessiva siano ancora poco chiari, le evidenze sull’infertilità maschile sono più solide. In vari studi clinici, la somministrazione di 5 g/die di polvere di radice per 3 mesi in uomini infertili con ridotta conta o motilità spermatica ha portato a importanti aumenti di numero e motilità degli spermatozoi, con una quota di gravidanze nelle partner. Sono stati inoltre osservati aumenti di testosterone e LH, riduzione di FSH e del cortisolo, insieme a una marcata diminuzione dello stress ossidativo seminale e a un miglioramento dei sistemi antiossidanti. Due trial più recenti, randomizzati e controllati con placebo, hanno confermato questi risultati, mostrando che l’ashwagandha può migliorare numero, motilità e morfologia degli spermatozoi, oltre a concentrazione spermatica, volume seminale, testosterone e LH rispetto al placebo.
Nel complesso, il quadro clinico delineato conferma l’ashwagandha come adattogeno con azione principalmente “stress-relieving”, con effetti documentati su ansia lieve-moderata, qualità del sonno, performance fisica, alcune funzioni cognitive, parametri delle qualità del liquido seminale e, in parte, sulla funzione tiroidea nei quadri di ipotiroidismo lieve. 
Le evidenze sono promettenti ma ancora eterogenee per numero di studi, popolazioni arruolate e tipologia di estratti, per cui è opportuno mantenere un approccio prudente.
Il farmacista trova quindi in questa pianta un’ampia possibilità di consiglio, facendo sempre attenzione a scegliere prodotti standardizzati e di qualità, ricordare la necessità di un’assunzione continuativa per alcune settimane prima di valutare l’efficacia, e verificare sempre possibili interazioni o controindicazioni, indirizzando al medico quando i sintomi siano moderati–gravi o persistenti.

Dosaggio orientativo:
· Estratto secco di radice standardizzato (es. in withanolidi):
 300–600 mg/die, in 1–2 somministrazioni, per cicli di 6–12 settimane nelle indicazioni di stress, sonno, supporto cognitivo e performance.

Possibili applicazioni pratiche in farmacia e dosaggi

In farmacia l’ashwagandha può essere proposta come integratore:

· Per stress, ansia lieve e sonno non ristoratore
Come supporto non farmacologico in soggetti con stress cronico, affaticamento, difficoltà di addormentamento o sonno frammentato.

· Per performance fisica e recupero
In adulti attivi e sportivi amatoriali, come coadiuvante del recupero muscolare e della resistenza, in associazione a corretto allenamento e nutrizione.

· Per supporto cognitivo e healthy ageing
Negli adulti e nell’anziano con lievi disturbi soggettivi di memoria e concentrazione, all’interno di un programma globale di prevenzione.

· Come coadiuvante in infertilità maschile e ipotiroidismo lieve
Solo in accordo con il medico specialista, nei quadri di ridotta qualità seminale o ipotiroidismo subclinico associato a stress.

Bibliografia 
[1] A. Panossian e T. Lemerond, «Two Sides of the Same Coin for Health: Adaptogenic Botanicals as Nutraceuticals for Nutrition and Pharmaceuticals in Medicine,» 2025. 
[2] K. Elgar, «Ashwagandha: A Review of Clinical Use and Efficacy,» Nutritional Medicine Journal, 2021. 

 

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