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10 maggio 2011
di
Rif. rivista Maggio 2011

I disturbi da dolore sessuale includono il vaginismo, la dispareunia ed il dolore conseguente al disturbo dell'eccitazione sessuale. Nei numeri precedenti abbiamo trattato queste ultime due tematiche, mentre questo mese affronteremo le problematiche legate al vaginismo.

La sfera della sessualità femminile, rispetto a quella maschile, è spesso poco investigata perché non visibile, quantizzabile e difficilmente valutabile in termini di eccitazione, possibile dolore e risposta orgasmica. Tra le disfunzioni sessuali femminili, la più silente, dolente ed invalidante sul piano dell'intimità, della stabilità di coppia e della procreazione, è il vaginismo. Disfunzione dal nome temibile e spesso sconosciuto dalle donne stesse e dai loro partners, è caratterizzata da uno spasmo "involontario" dei muscoli che circondano l'accesso vaginale e che impedisce totalmente la penetrazione. Spesso, al suo esordio, nemmeno la donna che ne soffre comprende bene cosa le stia accadendo e tale disturbo viene confuso con un comportamento improntato ad evitamento fobico ed infantile della sessualità o a scarso desiderio sessuale; in realtà dolore, paura, paura della paura e del coito, si impossessano della donna, della sua psiche e del suo corpo, creando una "paralisi emotiva e fisica". Il vaginismo è la causa principale dell'aumento del numero di "matrimoni bianchi" e, purtroppo, molto spesso la richiesta d'aiuto da parte delle donne e dei loro partners, avviene a disfunzione sessuale stabilizzata, sia dai non adattivi accanimenti coitali, sia dalle successive dinamiche di coppia, che concorrono a mantenere nel tempo il talamo immodificato. Le donne vergini adulte sono donne per le quali il concetto di verginità non è associato ad una scelta libera e volontaria, ma ad un'obbligatorietà corporea, emozionale ed ovviamente coniugale. La donna che ne soffre mette in scena, con modalità inconsapevoli, strategie difensive per tutelare la propria integrità, sia fisica che mentale (si difende infatti da intrusioni esterne); è una donna spesso vulnerabile e spaurita, una donna sofferente, confusa e smarrita. Nella mia esperienza clinica, l'anamnesi psico-sessuologica di queste donne evidenzia storie di vita emotive e familiari molto particolari. Sono donne che convivono con figure materne ingombranti sul piano psichico e spesso sostitutive dei reali bisogni fisici e psichici delle figlie. Sin da piccole, nel tentativo di assecondare le invasive richieste materne, hanno tolto il panno troppo precocemente, imparando così in maniera disfunzionale a contrarre l'elevatore dell'ano, un grosso muscolo che viene poi ad essere coinvolto nel vaginismo. La donna che soffre di questo disturbo ha spesso un pessimo rapporto con la propria corporeità e sensorialità; la percezione che la donna ha dei propri genitali è alterata, così come la rappresentazione mentale dello schema corporeo. Sono donne che non si conoscono a fondo, che evitano di toccare i loro genitali, che non hanno mai praticato autoerotismo e che hanno sviluppato una sorta di rituale difensivo della zona pelvica, che nell'immaginario, viene fortemente investita da altro, rispetto alla dimensione di piacere e familiarità. L'ostinazione nel difendere la propria verginità oltre ogni utilità, può avere connotazioni simili alla personalità di tipo narcisistico, elementi che vanno poi analizzati e decodificati all'interno di un setting terapeutico adeguato. Verginità, anzi obbligatorietà alla verginità e vaginismo, sono le due colonne por tanti attor no a cui la coppia si sceglie ed organizza. Come ogni disfunzione sessuale, infatti, la decodifica delle dinamiche ad essa correlate va estesa anche ai partners. I "mariti delle vergini-vaginismiche", con i loro comportamenti, proteggono e colludono con la intomatologia delle loro donne. Il loro "rispettoso evitamento dell'intimità" diviene una strategia collusiva con il sintomo femminile, mantenendo così integra la disfunzione sessuale. Durante la raccolta anamnestica, emerge spesso che i partners delle pazienti vaginismi che hanno un non chiaro rapporto con la loro sessualità, sono uomini con poche esperienze pregresse di tipo sentimentale e sessuale o con disfunzioni sessuali mai affrontate in precedenza (per esempio deficit erettivo, eiaculazione precoce o calo del desiderio sessuale), il vaginismo quindi funge da copertura alla difficoltà di vivere a pieno un rapporto d'amore. La diagnosi precoce del vaginismo ed una successiva terapia psico-sessuologica divengono la strada maestra per l'accesso meritato alla sfera del piacere ed il percorso verso una buona qualità di vita della donna e della coppia. All'interno del percorso terapeutico, lavorando con corpo, psiche e relazione, si insegna alla donna ed alla coppia a decondizionare lo spasmo involontario con mansioni di conoscenza e familiarità della sconosciuta genitalità; durante le sedute, si lavora sugli aspetti psichici correlati alla sessualità, sull'immaginario, sui meccanismi di difesa associati all'intimità ed alla sessualità, sugli aspetti intra-psichici in generale; per ultima, ma non per importanza, si lavora sulla coppia, palcoscenico e contenitore delle dinamiche che hanno contribuito all'insorgenza ed al mantenimento delle disfunzioni sessuali, al fine di riportare la sessualità della coppia nella stanza dei giochi e garantire loro un possibile percorso riproduttivo.

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