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16 marzo 2011
di
Rif. rivista Marzo 2011

La medicina di genere permette la realizzazione di farmaci ad hoc e cure personalizzate per le donne. A tutela della salute e del benessere femminile.

Ogni giorno la ricerca e la scienza medica ci stupiscono con scoperte e novità incredibili: mappatura del genoma, possibilità di modificare il corso della vita e di determinarne l'inizio, terapie calibrate sulla genetica individuale, super specialità eccetera. Nonostante questo, la moderna medicina presenta una grave carenza dovuta al fatto che la maggior parte della ricerca medica viene condotta sull'uomo e le azioni mediche sono, di fatto, trasferite dall'uomo sulla donna, senza considerare le differenze di genere. Questo atteggiamento neutralizzante e altamente discriminante finisce col penalizzare la salute e il benessere generale della donna che, nella maggior parte dei casi, non viene curata in modo appropriato. Per questo motivo, s'impone l'esigenza in campo medico di una distinzione delle ricerche e delle terapie in base al "genere" di appartenenza. è questo l'obiettivo della medicina di genere, che vuole considerare le categorie "uomo" e "donna" non solo in base a differenze anatomiche biologiche, ma anche, e soprattutto, secondi fattori ambientali, sociali, culturali. La medicina di genere non studia le malattie che colpiscono prevalentemente le donne rispetto agli uomini, ma studia l'influenza del sesso (accezione biologica) e del genere (accezione sociale) sulla fisiologia, fisiopatologia e clinica di tutte le malattie, per giungere a decisioni terapeutiche basate sull'evidenza, sia nell'uomo sia nella donna. è quindi una scienza multidisciplinare che vuole dedicarsi alla ricerca per:

• descrivere le differenze anatomofisiologiche a livello di tutti gli organi e sistemi nell'uomo e nella donna;

• identificare le differenze nella fisiopatologia delle malattie;

• descrivere le manifestazioni cliniche eventualmente differenti nei due sessi;

• valutare l'efficacia degli interventi diagnostici e terapeutici e delle azioni di prevenzione;

• sviluppare protocolli di ricerca che trasferiscano i risultati delle ricerche genere-specifiche nella pratica clinica.

Sperimentazioni farmacologiche

Nonostante queste importanti valutazioni, in campo medico, la differenza di genere continua a essere sottostimata. Nella maggior parte delle sperimentazioni vi è una sottorappresentatività femminile nella fase di arruolamento e una mancata elaborazione differenziata dei risultati, in particolare nelle patologie non specificatamente femminili. Anche il dosaggio dei farmaci è in genere stabilito sugli uomini e la donna sembra essere solo una "variazione" del modello maschile sebbene nella realtà la differenza di peso, la differenza morfologica e fisiologica determinano una notevole diversità nell'assorbimento, nella distribuzione, nella metabolizzazione e nell'eliminazione del farmaco. Inoltre, nei due sessi esiste una differente risposta del corpo a una certa concentrazione del farmaco nel sangue e nel tessuto. La sottorappresentazione del genere femminile nelle sperimentazioni è maggiore nelle fasi precoci della ricerca; questo, oltre a impedire di misurare la reale efficacia del farmaco sulle donne, può anche impedire l'identificazione di specifici farmaci per loro. Perché le sperimentazioni cliniche sono effettuate prevalentemente sugli uomini? Ci sono diverse cause: le donne hanno difficoltà a entrare negli studi clinici per mancanza di tempo, per basso reddito, ma anche per la scarsa attenzione dei reclutatori alle necessità pratiche e psicologiche delle donne. Inoltre, per le case produttrici di farmaci, reclutare gli uomini è più economico: non c'è né gravidanza, né variazione ormonale che possa interferire con i risultati. L'investimento "di genere", apparentemente poco redditizio, potrebbe costituire un investimento mirato, perché sono le donne, è bene ricordarlo, a essere le maggiori consumatrici di farmaci.

Differenze di genere nella pratica clinica

Oltre a una diversità nella risposta ai farmaci, uomini e donne possono presentare differenze significative per quanto riguarda l'insorgenza, gli indicatori diagnostici, la sintomatologia, l'andamento, la prognosi di molte malattie. A dispetto di quanto si creda comunemente, dati recenti dimostrano che le malattie cardiovascolari hanno una fortissima incidenza e sono particolarmente pericolose per le donne: la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte e uccide quattro volte di più di cancro al seno, cancro ai polmoni, incidenti e bronco-pneumopatia cronica messi insieme. Infatti, uno studio canadese del 2007 ("Sex-specific issues r elated to cardiovascular disease " di Louise Pilote, McGill University, Montreal), pubblicato dal Canadian Medical Association Journal, ha evidenziato come le affezioni cardiovascolari rappresentino la principale causa di morte per le donne. La stessa analisi ha inoltre evidenziato che le donne con il diabete presentano un indice di mortalità da malattie cardiovascolari molto superiore rispetto agli uomini. In aggiunta, la diagnosi di tale disturbo è sottostimata e avviene in uno stadio più avanzato rispetto agli uomini, la prognosi è più severa, a parità di età, ed è maggiore il tasso di esiti fatali alla prima manifestazione di malattia. Le donne con problemi cardiovascolari hanno un rischio di morte per evento cardiaco superiore del 13% e questo perché spesso vengono sottovalutati i sintomi di un infarto in atto. In altre parole, nelle donne alcuni disturbi possono presentarsi con dei sintomi considerati "atipici" che quindi vengono sottovalutati. Un dolore al petto o al braccio, ad esempio, è il principale sintomo di un'angina pectoris negli uomini, ma non nelle donne, che molto più frequentemente manifestano vomito, spossatezza e sudori freddi. Altri esempi di "genere": alcuni farmaci utilizzati nella prevenzione dell'infarto nella donna agiscono in misura ridotta; il diabete è molto più pericoloso nella donna con problemi cardiovascolari (provoca infarto tre volte più che nell'uomo); l'infiammazione provoca aterosclerosi più nel genere femminile che in quello maschile. Molte anche le differenze anatomiche ed elettrofisiologiche nei due sessi: la frequenza cardiaca femminile è maggiore di quella maschile, anche durante il sonno; mentre nella donna si ammalano di più i piccoli vasi dell'albero coronarico, nell'uomo invece i grossi vasi (in questo senso la coronarografia può non essere l'esame giusto nel sesso femminile); la placca aterosclerotica nell'uomo si ulcera, nella donna è più giovane e si erode. L'approccio androcentrico ai disturbi cardiovascolari delle donne ha influenzato negativamente anche le azioni di prevenzione di tali patologie: a differenza degli uomini, la prevenzione cardiovascolare femminile non si basa sulla cura dello stile di vita, ma sul controllo di quello che è considerato il fattore di rischio primario, e cioè la menopausa, attraverso la somministrazione di ormoni che, nel tempo, hanno esposto le donne ad altri fattori di rischio. Il risultato è che, negli ultimi trent'anni, nella donna queste malattie sono aumentate. La differenza di genere esiste anche per quanto riguarda l'obesità e le sue conseguenze: infatti, pur se tale patologia interessa in egual misura uomini e donne, tra le donne obese la complicanza diabetica è molto più marcata rispetto agli uomini.

Paradosso donna

La scarsa attenzione prestata in campo medico nei confronti delle differenze biologiche e sociali è in parte la causa del "paradosso donna", caratterizzato dal fatto che le donne vivono più a lungo degli uomini, ma si ammalano di più, usano di più i servizi sanitari e trascorrono un maggior numero di anni di vita in cattiva salute. Secondo i dati del Ministero della Salute, il 6% delle donne soffre di disabilità (vista, udito, movimento) contro il 3% degli uomini, il 9% soffre di osteoporosi contro l'1% degli uomini, il 7,4% di depressione contro il 3% degli uomini. Oltre alla dimensione strettamente patologica, assumono particolare rilevanza le dimensioni socioeconomiche relative a queste disabilità. Le conseguenze invalidanti in cui, infatti, incorrono le donne a causa di soluzioni terapeutiche non mirate, associate a una più lunga aspettativa di vita, le condizionano, mettendole a rischio di vivere periodi di profonda solitudine e disagio economico, soprattutto in età anziana.

Conclusioni

Poiché siamo ancora lontani da una politica sanitaria che rispetti le distinzioni di genere, la Commissione europea ha ribadito la necessità di promuovere una politica in difesa della salute che tenga conto della diversità di genere. La conoscenza delle differenze di genere favorisce, infatti, una maggiore appropriatezza della terapia e una maggiore tutela della salute. Senza un orientamento di genere, la politica della salute risulta scorretta, oltre che discriminatoria. Per questo motivo la medicina di genere è ormai una realtà dalla quale non si può prescindere.

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