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16 marzo 2011
di
Rif. rivista Marzo 2011

Possiamo classificare i servizi in tre categorie: quelli erogati per conto delle Asl, quelli proposti dalla singola farmacia e i servizi offerti in collaborazione con aziende private esterne. Un solo filo comune: l'attesa. E l'immaginazione.

Da febbraio, in Gran Bretagna le farmacie della Boots offrono ai propri clienti un nuovo, intrigante, servizio: il test rapido di paternità. Mentre per accertarsi della maternità in corso basta un semplice stick, il test per rassicurare il padre richiede la collaborazione di mamma, bimbo e uomo che devono tutti fare un tampone per la raccolta della saliva da inviare ad un centro di analisi del Dna. Si tratta quindi di un servizio che la farmacia offre in collaborazione con una struttura sanitaria. Al di là degli aspetti scientifici e delle considerazioni sociali legate all'opportunità di conoscere la paternità, questa tipologia di servizi, in realtà, non rappresenta nulla di nuovo rispetto alle possibilità previste anche dalla legislazione italiana. Una similitudine a questa tipologia di offerta può essere trovata, per esempio, con il servizio di elettrocardiogramma, dove in farmacia si mette a disposizione il supporto tecnico per raccogliere le informazioni, mentre chi analizza il materiale e redige i risultati è una professionalità esterna come un centro di medicina specializzato. In alcune realtà, inoltre, le farmacie forniscono per conto delle Asl il materiale per raccogliere i campioni fecali utili ad uno screening sulla popolazione per la prevenzione nei confronti dei tumori all'intestino. Una o due volte la settimana, la Asl raccoglie i campioni che il pubblico riconsegna alle farmacie e poi contatta direttamente i cittadini. La struttura pubblica, quindi, utilizza la farmacia come presidio sul territorio facilmente accessibile per consegnare e raccogliere il materiale diagnostico: proprio come la britannica Anglia Dna, compagnia privata che per 150 euro assicura di confermare o smentire la paternità con il 99,9% di precisione nel risultato. Le differenze sociali e commerciali delle diverse iniziative saltano facilmente all'occhio. La farmacia può essere un punto di riferimento e un attore importante, certo, ma rispetto a quali servizi vuole esserlo? Contribuire a campagne di screening e prevenzione, fare l'analisi del capello, oppure, nel prossimo futuro, test genetici a pagamento per predire il futuro e soddisfare le curiosità di chi è disposto a pagare sono cose diverse. Dove vuole andare la farmacia? Prima, però, è forse opportuno chiedersi se ha ancora senso proporre questa domanda in termini così generici o se sia invece giunto il momento di domandarsi: "Dove vuole andare la mia farmacia?". Di fronte alle mille prospettive legate ai servizi, quali mi rappresentano di più? Quali si addicono alla mia idea di guadagno e al tempo stesso all'immagine della mia attività che voglio trasmettere? La recente legge sui nuovi servizi in farmacia da un lato rappresenta una novità importante e ricca di potenzialità; dall'altro lato è ancora impantanata dal punto di vista normativo. Infatti, dopo avere attraversato lo scorso novembre l'iter di approvazione dei decreti ministeriali da parte della Conferenza Stato-Regioni, è ora in attesa della nuova Convenzione tra le farmacie e il Ssn. I decreti saranno infatti attuati solo dopo la Convenzione, e si configurano come norma "cedevole", ovvero non valida nel caso in cui vi sia una normativa regionale in materia. Le incognite sono quindi molte e i nuovi servizi, quando partiranno, avranno una forte valenza regionale. Da un lato, quindi, le convenzioni locali con la Asl di riferimento per servizi offerti alla popolazione. Dallo screening alla prenotazione di visite ed esami. La nuova normativa potrà implementare di molto le attività già in essere: in alcune realtà si è già molto attivi, in altre molto fermi. In questa direzione, possono muoversi con efficacia le rappresentanze locali dei farmacisti: proponendosi e rappresentando la farmacia come parte attiva di servizi mirati al cittadino. Aspettando che da un lato si muovano le rappresentanze di categoria per concordare servizi con le Asl, e dall'altro si muova la legislazione facendo chiarezza rispetto alla legge approvata, la singola farmacia può solo immaginare. Esistono poi i servizi che la singola farmacia può offrire in proprio, non tanto come attore in un più complesso servizio di sanità territoriale. In questo ambito si possono analizzare i mille servizi possibili e ipotizzabili da offrire in farmacia attraverso le molte professionalità sanitarie che possono operare negli spazi allestiti al suo interno. Dall'ottico al pedicure, allo psicologo, all'infermiere che una volta alla settimana vaccina i clienti in sicurezza e celerità. In questo ambito, la normativa non introduce nulla di nuovo rispetto alla possibilità di servirsi di personale sanitario non medico. Cambiano nella sostanza due aspetti, entrambi di rilevanza più psicologica. Il primo è rappresentato dalla opportunità di creare una relazione e un dialogo propositivo con le categorie professionali interessate. Il secondo aspetto è quello di rendere maggiormente possibile quello che già lo era; ovvero la presenza di personale sanitario in farmacia, benché non fosse vietata da alcuna normativa, ora è anche prevista, sebbene non ancora regolamentata nella sua applicabilità nei confronti dell'interazione con il Ssn, dalla nuova normativa sui servizi che la prevede espressamente. Occorre allora non rimanere inattivi come troppo a lungo si è fatto e cogliere al volo la possibilità, reale o psicologica che sia, offerta dalla nuove legge sui servizi che tira la volata ad una farmacia sempre più attiva e attenta alle esigenze dei cittadini. In questo vuoto di iniziative e in questa attesa normativa ecco che, come sempre, prende piede la terza via. Quella dei servizi offerti dalla farmacia con l'ausilio tecnico e commerciale di strutture private esterne: dal riconoscimento genetico della paternità all'elettrocardiogramma. Passando per la dieta suggerita al cliente che consegna in farmacia i propri dati e un proprio diario alimentare, o l'analisi del Dna di chi consegna una ciocca dei propri capelli. Va tutto bene: è tutto un servizio. Ma non tutti i servizi sono uguali.

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